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  •   News Sicilia

    XLV Ciclo di Rappresentazioni Classiche

    INDA la stagione 2009

    Teatro Greco di Siracusa (9 maggio-21 giugno 2009)

    Medea di Euripide, Edipo a Colono di Sofocle

    Spettacolo Itinerante

    Le Supplici di Eschilo

    Siracusa, Teatro Greco. La cavea durante le Rappresentazioni Classiche - Fai clic per ingrandire
    Siracusa, Teatro Greco. La cavea durante le Rappresentazioni Classiche
    Stagione INDA 2008, il coro di Erinni dinanzi al simulacro di Atena - Fai clic per ingrandire
    Stagione INDA 2008, il coro di Erinni dinanzi al simulacro di Atena

    "Incamminatevi, discendete sotto la terra: mentre sacrifichiamo le vittime: tenete il male lontano da noi, mandate il bene, per la grandezza di questa città": sono queste le parole pronunciate da Atena al termine dell'Orestea, quando le Erinni, le oscure divinità della vendetta, divengono Eumenidi, divinità benevole e protettrici della città. Sotto il segno della legalità e della pacificazione (la pace oggi, per sempre, ha guadagnato il popolo di Atene, prosegue il coro di religiose) si concludeva la trilogia eschilea messa in scena a Siracusa per il XLIV Ciclo di Rappresentazioni Classiche.

    Nella stessa città, proprio presso il bosco consacrato alle Eumenidi, ha inizio l'Edipo a Colono di Sofocle, con un Edipo mendico e cieco accompagnato dalla figlia Antigone, in un paesaggio pieno di allori, ulivi, viti - siamo nel cuore del Mediterraneo - , in una atmosfera costantemente sospesa tra realtà e sogno, vita e morte, umano e divino. È qui, nella terra ateniese, nella città pia e felice e giusta, che Edipo compie l'atto conclusivo del suo destino, con l'aiuto di Teseo, il re illuminato che lo protegge da un passato che irrompe costantemente sulla scena (Creonte che vuole ricondurlo a Tebe, Eteocle e Polinice che si contendono il regno...) e lo accompagna sino al suo istante ultimo. Ospite e straniero vivono insieme questa esperienza di confine tra vita e morte, legati da un giuramento (la segretezza del luogo di sepoltura di Edipo) e dal sacro vincolo della ospitalità.

    Edipo a Colono è l'ultimo dramma scritto da Sofocle, rappresentato postumo, nel 401 a.C. Uno straordinario testamento spirituale, non a caso ambientato a Colono, nel demo ateniese in cui nacque il grande drammaturgo. L'INDA lo mette in scena per la quarta volta a Siracusa, dopo il 1936, il 1952 il 1976, interpreti rispettivamente Annibale Ninchi, Salvo Randone, Galuco Mauri. Per la stagione 2009 Edipo sarà interpretato dal grande attore Giorgio Albertazzi.

    Il tema dello straniero torna, seppure declinato in modo molto diverso, nella Medea di Euripide, in scena con l'Edipo a Colono al Teatro Greco di Siracusa per il XLV Ciclo di Rappresentazioni Classiche. La figlia del sole, la maga, la barbara in terra greca - non accolta ma, con un ribaltamento rispetto a Edipo, bandita dalla città - sarà interpretata da Elisabetta Pozzi per la regia di Krzystof Zanussi, artista e intellettuale polacco in grado di spaziare dal teatro alla scrittura e al cinema con techne e profondità di pensiero. Medea è rappresentata per la sesta volta nella storia dell'INDA, dopo le messinscene del 1927, 1958, 1972, 1996, 2004, interpreti rispettivamente Letizia Celli, Lilla Brignone,Valeria Moriconi (sia nel 1972 che nel 1996), Maddalena Crippa.

    Ancora, la stagione 2009 prevede uno spettacolo itinerante, Le Supplici di Eschilo. In unità tematica con gli altri due drammi, sono rifugiate in cerca d'asilo le protagoniste di questa tragedia, il coro di Danaidi che chiede aiuto al re argivo Pelasgo perché prometta di accoglierle nella sua città.

    Nel segno dello straniero Edipo, della barbara Medea, delle Danaidi supplici sugli altari di Argo, non ha luogo solo un progetto di allestimento teatrale ma anche e soprattutto un percorso di riflessione, un "viaggio" che parta proprio da Siracusa e dalla Sicilia, terra di frontiera del Mediterraneo, da sempre luogo di incontro, di contraddizione, di confronto e, attraverso esso, di ri-definizione delle identità. Ma anche di fughe, di violenza, di false speranze, come quella dei 283 immigrati morti a Portopalo nella notte tra il 25 e il 26 dicembre 1996, nel naufragio della nave che avrebbe dovuto portarli nel "nord del mondo".

    Sotto questi auspici la Fondazione INDA avvia il XLV Ciclo di Rappresentazioni Classiche al Teatro Greco di Siracusa. Ancora una volta il dramma antico è monito e luogo di riflessione, attuale non perché piegato alle esigenze e agli eventi del tempo, ma perché universale, aderente al cuore dell'uomo, capace di farsi metafora del mondo.



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      a settembre

    COUS COUS FEST - SAN VITO LO CAPO

    COUS COUS FEST : I SAPORI DEL MONDO, L’ARMONIA DELLA FESTA

    Crocevia di popoli, cultura e tradizioni nel segno dell’integrazione e della tolleranza. E’ quello che si prepara a diventare ancora una volta San Vito Lo Capo, ospitando la nona edizione del Cous Cous Fest, in programma dal 23 al 28 settembre prossimi. La manifestazione costituisce il prestigioso pretesto per attirare, in questo suggestivo angolo della provincia di Trapani, l’attenzione di turisti, appassionati e viaggiatori.

    Su questo lembo del promontorio, tra l’altro, non si arriva certo per caso. Adagiata sulla punta della costa nord occidentale della Sicilia, San Vito Lo Capo è una meta d’incontrastata bellezza che bisogna scegliere. E chi la sceglie la visiterà ancora, per gusto, per passione.

    SAN VITO LO CAPO E COUS COUS FEST, CHE ACCOPPIATA!


    Integrazione, multiculturalità, gioia di stare insieme, il suono di tante lingue diverse e l’armonia dello stesso entusiasmo. Sono tanti gli ingredienti che hanno fatto della cittadina la capitale internazionale del cous cous, come sancito dalla “Carta di San Vito Lo Capo”, sottoscritta durante l’edizione 2003 del Cous Cous Fest.
    Qui non si giunge certo per caso. O si viene per scelta o non si viene affatto…
    E sarebbe un peccato! San Vito Lo Capo domina infatti un promontorio dalle infinite suggestioni e le deliziose frazioni di Castelluzzo e Macari le fanno da corona. E la posizione geografica ne ha plasmato pure la personalità: mediterranea come più non si potrebbe ma, allo stesso tempo, profondamente araba.

    GASTRONOMIA E CIBO PER LA MENTE

    Il progetto culturale da cui nasce la rassegna guarda al cous cous ma coinvolge il meglio della gastronomia siciliana: il vino, innanzitutto, ma anche l’olio, ed ancora la scuola di cucina e le serate a tema dedicate alla cucina d’autore, con i migliori vini siciliani a fare da guest star, gli approfondimenti con tecnici nutrizionisti e gli affollatissimi laboratori gastronomici.
    Ma non è tutto. L’evento dà spazio anche alla musica etnica con il Cous Cous Live Music, che ogni anno ospita i protagonisti della fusion e world music. Da una selezione degli artisti che hanno calcato il palcoscenico della rassegna è stato tratto un cd che è già di per sé un evento nell’evento, oltre che una testimonianza culturale di prestigio.

    IL COUS COUS, QUESTO CONOSCIUTO

    In una classifica ideale il couscous sarebbe certo l’alimento etnico più conosciuto in Occidente ed anche uno tra i più apprezzati. La preparazione richiede abilità,specie nella fase dell’incocciata, la lavorazione della semola. Poi bisogna manipolare nella mafaradda o in un recipiente di creta basso e largo la semola, versando un po' d'acqua per volta, in modo da ridurla in piccoli
    ssime palline. Condire la semola così incocciata con olio, sale, pepe, cannella, cipolla a pezzi piccoli, prezzemolo e sistemarla nella cuscusiera alternando qualche foglia d'alloro. Riporre la cuscusiera su una pentola di uguale diametro piena d'acqua e far cuocere a vapore la semola per circa due ore.
    Preparare una zuppa di pesce: lessare il pesce in 2 litri d'acqua con foglie d'alloro e aggiungere il soffritto di cipolle, aglio e prezzemolo, pomodoro a pezzi e mandorle tritate. Il composto deve cuocere a fuoco basso per circa 20 minuti. Pulire e sminuzzare il pesce, filtrare il brodo. Versare in una zuppiera il couscous, parte del brodo e unire metà del pesce sminuzzato. Coprire il tutto e lasciare riposare per 1/2 ora: il couscous si mette a durmiri.
    Servire con il brodo ed il pesce rimasto.

     L’INSONNIA DI RE SALOMONE


    Narra la leggenda che Re Salomone, innamoratosi perdutamente della regina di Saba, passasse le notti insonni, smaniando e deperendo a vista d’occhio. Il medico di corte, interpellato, gli preparò un sapiente impasto di semola di grano duro, insaporito da alcune essenze vegetali. Il Re, ripreso vigore, poté finalmente regnare in pace. Nacque così il cous cous, o almeno, così ci piace credere anche perché in questa antica leggenda ci sono due delle parole chiave che fanno di questo piatto qualcosa di più che un semplice soggetto gastronomico: amore e pace.
    Non è retorica. Ci vuole amore per dar vita al rito antico ed armonioso dal quale nasce il cous cous: l’ncocciata, con la quale la semola viene lavorata e amalgamata. Ed è facile il parallelo con le maree della storia, che hanno agito sui popoli del Maghreb sino ad amalgamarne le usanze e le culture.
    Maftoul, kseksou, cuscus, cuscussù, cascasa, sekso, kskso, kuskus, burgul, tabouleh… Dall’Africa alla Sicilia, dall’Europa al Sud America, il cous cous ha viaggiato e viaggia nei cuori e nelle tradizioni degli emigranti ed oggi è uno tra i primi esempi di glocal: cibo globalizzato più di tanti altri, ma camaleontico rispetto alla gastronomia locale. In Costa d’Avorio tra gli ingredienti ci sono i tuberi di manioca, a San Paolo del Brasile non mancano i cuori di palma ed in Marocco lo smen e la cannella.
    Tolleranza è la parola d’ordine: il cous cous non si sovrappone alle usanze locali, le amalgama nel paziente impasto che ne fa pietanza prelibata e simbolo da cui prendere spunto. Oggi più che mai.


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     Catena Hotels del Sole - Sicily (Italy) - On-line Booking, Guide, Directory, Map - Sei il visitatore n° 43 di oggi - 08/09/2010 
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