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L’Etna é un vulcano alto 3.300 m; il Parco Naturale Regionale dell’Etna comprende aree con microclimi estremamente variabili, che fanno si che il parco possa annoverare al suo interno specie vegetali eterogenee. E’ possibile in base all’altitudine suddividere il parco in diverse zone, con paesaggi vegetali diversi. Troviamo piante ed alberi come l’olivo, il carrubo, mandorli, vigneti, noccioleti e pistaccheti. Nella zona ovest del parco si possono trovare boschi di leccio, mentre nella parte est, zona più umida, possiamo trovare alberi come il frassino da manna, la quercia caducifoglie e il carpino nero. I castagni dominano la zona all’altezza dei 1500 m; a tale altezza possiamo inoltre ammirare pometi, pini larici, cerri e roverelle. Nella zona sopra i 1500 m troviamo faggi e betulle. Sopra i 2000 m domina l’astragalo pianta che vive in un ambiente dominato dalla lava nera. Al di sopra dei 3000 m il deserto vulcanico non lascia spazio a specie vegetali. La fauna é assai ricca; in questa zona troviamo moltissime specie, fra le quali mammiferi come la volpe, la donnola, la martora; roditori come il ghiro, il quercino, l’istrice; uccelli come le civette, i barbagianni, il gufo reale e altri assai rari. Inoltre il parco ospita moltissime specie di rettili anche molto rari e perlopiù innoqui. "Gurrida" l'oasi naturalistica creata grazie all'opera e al patrocinio del Parco Naturale dell'Etna ed inaugurata il giorno 24 Maggio 2000 in occasione della Festa Nazionale dei Parchi. E' situata in Sicilia, in questa tanto antica quanto splendida terra d'altura, sita in una pianura di origine alluvionale a 850m di quota, racchiusa tra le pendici nord/occidentali dell'Etna e quelle meridionali dei monti Nebrodi. Uomini, animali e vegetali: gli uni si spostano, gli altri si adattano e gli ultimi infine mutano a seconda degli sconvolgimenti che la grande "Montagna" impone al territorio. Si, "la Montagna": così il vulcano viene chiamato dalla gente del posto; un familiare soprannome adottato, forse, per smitizzarne la potenza. La nascita del lago èdovuta a lei però l'evoluzione travagliata del territorio, che ne ha provocato con ripetute eruzioni e successive colate laviche il mutamento ambientale. L'assetto idrogeologico, di conseguenza, si è trasformato, riducendo il fiume Flascio, principale artefice dell'oasi "Gurrida", ad un semplice torrente. Questo fiume, originario dei monti Nebrodi, nella realtà esiste ancora. E' nascosto e continua a scorrere sotterraneo. Le sue acque riemergono in questa conca e vengono naturalmente convogliate nella parte più depressa, ossia nella linea di contatto tra i terreni alluvionali e le lave residue di antiche eruzioni. Voragini naturali, chiamate "pirituri", inghiottono nuovamente l'acqua, che si inabissa nelle viscere della terra. Fintanto che la portata del fiume Flascio è inferiore a quella dei "pirituri" il territorio non si allaga, ma quando la portata del fiume Flascio aumenta e supera quella dei "pirituri", il lago comincia a formarsi, inondando man mano i terreni meno depressi. Lo specchio d'acqua che si forma e il territorio intorno, a causa della struttura argillosa del terreno, con l'arrivo delle piogge si trasforma in acquitrino offrendo ospitalità a numerose specie di uccelli acquatici. Il Parco, per rendere più agevole la vita della fauna su questo territorio, e per poter favorirne la visita lungo tutto l'arco dell'anno, ha costruito un bacino di raccolta delle acque fluviali e alluvionali, creando un lago artificiale. Per questo in ogni stagione, è possibile ammirare le anatre, le folaghe, gli aironi cenerini e i più rari aironi rossi, che si fermano soprattutto lungo i canali di drenaggio per catturare i pesci. E' in primavera poi che l'oasi Gurrida si riempie di animali: pavoncelle, beccaccini, pivieri, pettegole, combattenti, codoni, fischioni, morette, marzaiole e piovanelli perlustrano queste aree ricoperte da pochi centimetri di acqua. Ed infine la cicogna bianca o la rarissima cicogna nera, tipica delle foreste spagnole o del nord Europa. |