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Enogastronomia in Sicilia
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Olii, Prodotti tipici, Vini, Ricette
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Olio Dop - Extravergine di Oliva Monte Etna La superficie complessiva della zona delimitata è di circa 7000 ha. Si estende dal versante sud-ovest a quello del nord dell'Etna, interessando le province di Catania, Enna, e Messina. Nel catanese riguarda i comuni di Adrano Belpasso, Biancavilla, Bronte, Camporotondo Etneo, Castiglione di Sicilia, Maletto, Maniace, Motta San Anastasia, Paternò, Ragalna, Randazzo, Santa Maria di Licodia, San Piero Clarenza. Nell'ennese, il comune di Centuripe; nel messinese, i comuni di Malvagia, Mojo Alcantara, Roccella Valdemone, Santa Domenica Vittoria. Varietà Nocellara del Belice 65% - Moresca , Tonda Iblea, Ogliarola Messinese, Biancolilla, Brandofino, da sole o congiuntamente non superiore al 35% MAPPA DELLA ZONA L'OLIO DOP DELLA ZONA L'OLIO EXTRAVERGINE | | | | Monti Iblei L'area dei Monti Iblei, è un massiccio di natura calcarea,formatesi in ambiente marino, ricadente nelle province di Siracusa, Ragusa e Catania. E' un territorio con una orografia complessa, con aspetti morfologici singolari:altopiani solcati e scavati dall'acqua che ha creato ampie incisioni più o meno profonde, con andamento tortuoso, le "Cave". Un'elevata variabilità altimetrica, con zone sul livello del mare,colline litoranee, colline interne fino alle zone di alta collina, circa 700 m. Oltre al suggestivo patrimonio ambientale, la zona offre testimonianze artistiche,archeologiche e storiche di varie epoche:sicula, greca, romana, bizantina, araba, medievale, rinascimentale e barocca. Siracusa, Ragusa, Noto, Modica, Scicli, Caltagirone, Palazzolo Acreide, Buccheri, Ferla etc.. mostrano in maniera via i segni di un'antichità classica e di un presente barocco. L'area di produzione dei Monti iblei è stata suddivisa in 8 sottozone di produzione: Calatino, Frigintini, Gulfi, Monte Lauro, Trigona-Pancali, Val D'anapo, Val Tellaro Valle dell'Irminio | | | | Monti Iblei sottozona Calatino La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell'olio extra vergine di oliva a denominazione di origine controllata Monti Iblei accompagnata dalla menzione geografica "Calatino", comprende tutto o in parte il territorio amministrativo dei comuni:Caltagirone, Mineo Grammichele, Licodia Eubea, Vizzini, San Michele di Ganzaria, Mazzarrone Varietà Cultivar: TONDA IBLEA 60% ALTRE 40% MAPPA DELLA ZONA L'OLIO DOP DELLA ZONA L'OLIO EXTRAVERGINE | | | | Monti Iblei sottozona Frigintini La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell'olio extra vergine di oliva a denominazione di origine controllata Monti Iblei accompagnata dalla menzione geografica "Frigintini", comprende tutto o in parte il territorio amministrativo dei comuni: Ragusa, Modica, Rosolini Varietà Cultivar: MORESCA 60% ALTRE 40% MAPPA DELLA ZONA L'OLIO DOP DELLA ZONA L'OLIO EXTRAVERGINE | | | | Monti Iblei sottozona Gulfi La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell'olio extra vergine di oliva a denominazione di origine controllata Monti Iblei accompagnata dalla menzione geografica "Gulfi", comprende l'intero territorio amministrativo dei comuni: Chiaramonte Gulfi, Monterosso Almo, Giarratana. Varietà Cultivar: TONDA IBLEA 90% ALTRE 10%
MAPPA DELLA ZONA L'OLIO DOP DELLA ZONA L'OLIO EXTRAVERGINE | | | | Monti Iblei sottozona Monte Lauro La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell'olio extra vergine di oliva a denominazione di origine controllata Monti Iblei accompagnata dalla menzione geografica "Monte Lauro", comprende l'intero territorio amministrativo dei comuni: Buccheri, Buscemi, Cassaro, Ferla Varietà Cultivar: TONDA IBLEA 90% ALTRE 10% MAPPA DELLA ZONA L'OLIO DOP DELLA ZONA L'OLIO EXTRAVERGINE | | | | Monti Iblei sottozona Trigona-Pancali La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell'olio extra vergine di oliva a denominazione di origine controllata Monti Iblei accompagnata dalla menzione geografica "Trigona-Pancali", comprende tutto o in parte, il territorio amministrativo dei comuni: Francofonte, Lentini, Carlentini, Melilli Varietà Cultivar: NOCELLARA ETNEA 60% ALTRE 10% MAPPA DELLA ZONA L'OLIO DOP DELLA ZONA L'OLIO EXTRAVERGINE | | | | Monti Iblei sottozona Val D'Anapo La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell'olio extra vergine di oliva a denominazione di origine controllata Monti Iblei accompagnata dalla menzione geografica "VAL D'ANAPO", comprende tutto o in parte, il territorio amministrativo dei comuni:Sortino, Noto Palazzolo Acreide, Canicattini Bagni, Siracusa, Floridia, Solarino Varietà Cultivar: NOCELLARA ETNEA 60% ALTRE 10%
MAPPA DELLA ZONA L'OLIO DOP DELLA ZONA L'OLIO EXTRAVERGINE | | | | Monti Iblei sottozona Val Tellaro La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell'olio extra vergine di oliva a denominazione di origine controllata Monti Iblei accompagnata dalla menzione geografica "VAL TELLARO", interessa le colline sud orientali dei Monti Iblei e comprende tutto o in parte, il territorio amministrativo dei comuni:Rosolini, Noto, Ispica, Modica, Pachino Varietà Cultivar: MORESCA 70% ALTRE 30%
MAPPA DELLA ZONA L'OLIO DOP DELLA ZONA L'OLIO EXTRAVERGINE | | | | Monti Iblei sottozona Valle dell'Irminio La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell'olio extra vergine di oliva a denominazione di origine controllata Monti Iblei accompagnata dalla menzione geografica "VALLE DELL'IRMINIO", comprende tutto o in parte, il territorio amministrativo dei comuni:Ragusa, Scicli, Comiso, Vittoria, Acate, Modica, Santa Croce Camerina Varietà Cultivar: MORESCA 60% ALTRE 40%
MAPPA DELLA ZONA L'OLIO DOP DELLA ZONA L'OLIO EXTRAVERGINE | | | | Nocellara del Belice La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell'olio extra vergine di oliva a denominazione di origine controllata Nocellara del Belice comprende l'intero territorio amministrativo dei comuni: Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna
MAPPA DELLA ZONA L'OLIO DOP DELLA ZONA L'OLIO EXTRAVERGINE | | | | Valdemone L'area di produzione, estesa 35000 ettari, comprende tutto il Messinese, con l'esclusione dei rilievi montuosi dei Peloritani e dei Nebrodi, segnatamente a Floresta, Malvagia, e parte di Mojo Alcantara. La denominazione è accompagnata da una delle 5 menzioni geografiche: Halaesa in cui prevale la varietà Santagalese, Fiumare di Naso in cui prevalgono le varietà Minuta e Santagatese, Tyndaris con prevalenza dell'Ogliarola Messinese, Mandanici con prevalenza dell'olivo di Mandanici, Colli di Taormina con la varietà Ogliarola Messinese. MAPPA DELLA ZONA L'OLIO DOP DELLA ZONA L'OLIO EXTRAVERGINE | | | | Val di Mazara La zona di produzione si sviluppa per circa 35000 ha. e comprende l'intera provincia di Palermo e i seguenti comuni della provincia di Agrigento: Alessandria della Rocca, Bivona, Burgio, Calamonaci, Menfi, Caltabellotta, Ribera, Cattolica Eraclea, Cianciana, Lucca Sicula, Montallegro, Montevago, Sambuca di Sicilia, Margherita del Belice, Sciacca, Villafranca Sicula L'olio extravergine DOP "Val di Mazara" da all'olfatto una sensazione di fruttato e a volte sentore di mandorla; al gusto è fruttato con retrogusto dolce. In relazione all'olivaggio, è possibile percepire un sentore di erba appena tagliata, di carciofo, di pomodoro verde. La sensazione gustativa di amaro e piccante, da leggermente a mediamente intense, lo rende molto gradevole e indicato per i condimenti a crudo. Varietà Biancolilla, Buscionetta, Cerasuola, Nocellara del Belice, Ogliarola Messinese, le quali possono concorrere da sole o congiuntamente nella misura del 90%. Altre 10% MAPPA DELLA ZONA L'OLIO DOP DELLA ZONA L'OLIO EXTRAVERGINE | | | | Valli Trapanesi La zona di produzione, estesa circa 6000 ettari, riguarda il territorio dei comuni di: Alcamo, Buseto, Palizzolo, Calatafimi, Castellammare del Golfo, Custonaci, Erice, Gibellina, Marsala, Mazara del Vallo, Paceco, Petrosino, Trapani, Poggioreale, Salemi, San Vito lo Capo, Valderice e Vita. L'olio DOP " Valli Trapanesi" ha le peculiarità delle cultivar da cui trae origine. All'olfatto presenta un fruttato netto d'oliva intenso, con eventuali toni erbacei; sapore fruttato con sensazione leggera di piccante e di amaro. Negli oli in cui è presente la Nocellara del Belice si possono avere sensazioni di carciofo, cardo, pomodoro verde. L'olio DOP " Valli Trapanesi" ha le peculiarità delle cultivar da cui trae origine. All'olfatto presenta un fruttato netto d'oliva intenso, con eventuali toni erbacei; sapore fruttato con sensazione leggera di piccante e di amaro. Negli oli in cui è presente la Nocellara del Belice si possono avere sensazioni di carciofo, cardo, pomodoro verde. MAPPA DELLA ZONA L'OLIO DOP DELLA ZONA L'OLIO EXTRAVERGINE | | |
Buccellati, Cuddura, Assenza Tra i dolci “da pasticceria” vanno ricordati innanzitutto i buccellati, quadrati di pasta farciti con fichi secchi, mandorle, noci, uva sultanina, vino cotto o miele, cannella e chiodi garofano, glassati o ricoperti di zucchero a velo, e i genovesi ripieni di zuccata. Esclusive specialità di Castelbuono sono la curiosa testa di turco, pasta da pane farcita con carne di maiale, ricotta, uova, cacao e cannella, e i natalizi cosi chini di pasta frolla. A Isnello per Natale si preparano “corna” riempite di fichi secchi, mandorle, marmellata e uvetta; a Petralia Soprana la cucchìa, preceduta il 13 dicembre dagli “occhi di Santa Lucia”. Per Pasqua è tradizione modellare un impasto zuccherato di farina a forma di pupazzi o aceddi (uccelli) che contengono la sorpresa dell’uovo. Tutto l’anno, nell’area del parco, panetterie e pasticcerie sfornano inoltre biscotti all’uovo (assenza e cuddura, questi ultimi glassati), taralli morbidi, torroncini profumati di cannella. (fonte: Atlante parchi.com) Pecorino siciliano Doc Il pecorino è il più antico formaggio della Sicilia e, molto probabilmente, dell’Europa. Si produce su tutto il territorio dell’isola e nonostante sia tutelato da un’unica Dop europea presenta sensibili varianti: di peso (dai 4 ai 12 chili), forma (lo scalzo può misurare dai 10 ai 18 centimetri) e tecnica di caseificazione. I n generale i casari-allevatori adottano tecniche e utilizzano materiali tradizionali: la tina di legno, la caldaia di rame stagnato, le fascedde di giunco, il fuoco diretto (a legna o a gas). Sull’Etna troviamo la stessa variabilità che caratterizza il Pecorino Siciliano e, va detto, la ricchezza del pascolo locale garantisce formaggi particolarmente fragranti. Anche in quest’area il pecorino è definito con termini diversi a seconda del tempo di maturazione: la tuma è il formaggio non ancora salato, il primo sale ha 8, 10 giorni ed è appena salato (a secco o in salamoia), il secondo sale ha 2, 4 mesi, lo stagionato (o semplicemente pecorino) supera i 4 mesi di affinamento. Infine, il formaggio può essere insaporito in pasta con grani interi di pepe nero: in questo caso prende il nome di pipatu. (fonte: Atlante parchi.com) Caciocavallo Ragusano Materia prima: latte intero. Eccelle quello di razza modicana, con alimentazione al pascolo. Tecnologia di lavorazione: si lascia il latte ad inacidire naturalmente. Coagula in 24 ore. Dopo la rottura della cagliata (tuma) si cuoce con acqua calda, lavorandola a "sfogliatella", fino a consistenza gommosa. Dopo queste operazioni, la massa viene sistemata negli appositi recipienti rettangolari. La salatura si effettua per bagno in salamoia per 48 ore. Stagionatura: 4-6 mesi, fino ad un anno circa, in ambiente fresco e poco umido. Durante questo periodo, le forme vengono talvolta pennellate con olio ed aceto. Caratteristiche del prodotto finito: altezza: cm 13-15; lunghezza cm 40-45; forma: rettangolare; crosta: compatta, sottile (circa 4 mm), colore dal biondo al giallo paglierino; pasta: compatta, con qualche sfoglia, abbastanza morbida, fino ai sei mesi di età, più dura successivamente; colore: leggermente giallognolo. Area di produzione: Altopiano ibleo e Ragusa. Calendario di produzione: da novembre a maggio. fonte: Atlante dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR, 1989-1995 Primusale Materia prima: latte di pecora ma talvolta anche vaccino o addirittura misto. Tecnologia di lavorazione: si porta il latte crudo a temperatura di coagulazione aggiungendovi caglio. Dopo la coagulazione e la rottura della cagliata, si cuoce con acqua o siero caldo. Dopo queste operazioni, la massa viene lasciata spurgare per 1-3 giorni (a seconda del peso). La salatura si effettua a secco, sulla forma, aggiungendovi anche pepe nero intero o frantumato. Resa 11-12% (a latte vaccino) o 25% (a latte ovino). Stagionatura: 7-15 giorni circa. Caratteristiche del prodotto finito: dimensioni e peso come per il "Canestrato"; forma: a ruota; crosta: molle e rugosa; pasta: morbida; colore: bianco. Area di produzione: tutte le zone del pecorino. In particolare S. Venerina (CT), Lentini (SR), Novara di Sicilia (ME), Cesarò (ME), Piana di Catania e paesi etnei, paesi dei Nebrodi, Nicosia e paesi vicini (EN), Cammarata (AG). Calendario di produzione: tutto l'anno, con un calo in estate; più pregiata la produzione primaverile. Note: prodotto di largo consumo è un tipico formaggio da tavola dal sapore estremamente gradevole. Di fatto è una fase intermedia della produzione del "tumazzu" o "pecorino" o "canestrato". fonte: Atlante dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR, 1989-1995 Ricotta di Pecora Materia prima: siero di latte di pecora, con aggiunta di latte. Tecnologia di lavorazione: si porta il siero, cui viene aggiunto del latte, a 85-90 gradi, mescolando continuamente (preferibilmente con un bastone di "ferla" ). Dopo l'affioramento del coagulo, si aggiunge acqua fresca con immersi dei rametti di fico appena colti, si raccoglie e si mette nelle apposite forme a spurgare. La salatura si effettua talvolta (in provincia di Catania in particolare). Stagionatura: non si effettua, si consuma fresca. Caratteristiche del prodotto finito: altezza: cm 30 circa; diametro: cm 20; peso: Kg 1,5: crosta: assente; pasta: cremosa; colore: bianco. Area di produzione: zone del pecorino. Particolarmente pregiate le produzioni di S. Fratello (ME), Vizzini (CT), Monterosso Almo (RG), Roccella Valdemone (ME), Pollina (PA), Piana di Catania e paesi etnei, Troina (EN), Ragusa, Bivona (AG), Palazzo Adriano (PA), Raffadali (AG). Calendario di produzione: da settembre a giugno. Note: prodotto di larghissimo consumo, soprattutto nella pasticceria ma anche nella cucina tipica siciliana. Conosce una molteplicità di varianti: 1) ricotta ccu sieru, consumata ancora calda mista al siero come una zuppa (piatto di rara bontà ottenibile solo in azienda); 2) ricotta salata, stagionata per la grattugia per almeno tre mesi in ambienti arieggiati del catanese e del palermitano; 3) ricotta infurnata, immessa nel forno caldo fino a formare una crosta di colore bruno: talvolta previa stagionatura e salatura, ma quasi sempre fresca; 4) ricotta sicca, asciugata al sole e ritirata in casa al tramonto fin quando la pasta si presenterà ben soda. Di tutte queste varianti - come della stessa ricotta frisca di vacca- non sono stimabili la produzione e il valore. La ricotta salata spunta prezzi di oltre 5.000 lire al chilogrammo. fonte: Atlante dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR, 1989-1995 Tuma Materia prima: latte intero di pecora (qualche volta di vacca o misto). Eccelle quello esclusivo di pecora. Tecnologia di lavorazione: vedasi tumazzu di piecura ma la lavorazione è interrotta subito dopo la cagliatura, prima dell'aggiunta del sale. Matura in circa due giorni, in ambiente fresco e ventilato. Stagionatura: nessuna, si consuma fresco. Caratteristiche del prodotto finito: vedasi tumazzu di piecura. Area di produzione: la stessa del tumazzu o canestratu. Particolarmente pregiate le produzioni di Bivona (AG), Piana di Catania, Troina (EN), Tripi (PA), S. Venerina (CT), S. Piero Patti (ME), S. Croce Camerina (RG). Calendario di produzione: ottobre-giugno. Particolarmente pregiata la produzione primaverile (da cui il nome tuma marzulina). Note: si è ritenuto opportuno classificare autonomamente il prodotto (da molti considerato solo il primo risultato della caseificazione) in quanto, soprattutto negli ultimi anni, risulta aumentato di parecchio il suo consumo e l'utilizzazione nell'ambito di molte ricette siciliane. fonte: Atlante dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR, 1989-1995 Caponata Siciliana Materia prima: melanzane, pomodori, cipolle, coste di sedano, capperi, olive. Tecnologia di preparazione: le melanzane vengono tagliate a dadi e asciugate. Si cospargono di sale lasciandole riposare per facilitare l'eliminazione dell'acqua. Dopo averle sciacquate e liberate dal sale si fanno soffriggere in olio bollente disponendole su un foglio di carta assorbente. Successivamente nello stesso olio si fanno friggere delle coste di sedano tagliate a pezzetti levandole dal fuoco quando saranno dorate e unendole alle melanzane. Si fa soffriggere la cipolla tagliata a fette e i pezzi di pomodoro a cui si aggiungono, dopo circa una decina di minuti, lo zucchero, l'aceto, le olive, i pinoli, l'uvetta, i capperi e per ultimo le melanzane e il sedano, insaporendo il tutto con sale e pepe. Terminata la cottura, si invasa sterilizzando a bagnomaria per circa 20 minuti. Si conserva al buio in luogo fresco. Area di produzione: in tutta la Sicilia. Calendario di produzione: durante l'estate-autunno. Note: in Sicilia la caponata conosce molte varianti locali che prevedono l'uso del peperone, della patata, delle zucchine e di tante altre verdure come spinaci, cavolfiori, cardi, cicoria. In alcune località entrano in gioco anche il pan grattato e i filetti d'acciughe. fonte: Atlante dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR, 1989-1995 Vino cotto e Mustazzoli Tipologia: Prodotto tradizionale Luogo di produzione: L'intera Sicilia. Caratteristiche: Il vino cotto, detto u vinicuottu, è un piatto tipico siciliano ancora in uso. Produzione: Si utilizza il mosto dell’uva appena pigiata e si mette in una pentola. Si fa cuocere per diverse ore, fino a quando il liquido si sia ridotto a un terzo della quantità iniziale. Durante la cottura aggiungere: un po’ di cannella, qualche chiodo di garofano, bucce di arance essiccate, qualche foglia di alloro e bucce di limone fresco. Mettere il tutto messo in un sacchettino, quindi lasciare riposare il liquido e poi imbottigliarlo. I mastazzoli o mustazzoli, vengono realizzati con il seguente procedimento: mettere in una pentola 1 litro di vino cotto, 5 litri di acqua e portare ad ebollizione. Prima che incominci a bollire, versate la farina a pioggia e mescolare continuamente, fino ad ottenere un impasto consistente e morbido. La pasta appena tiepida va versata in formine. Tolti dalle formine, i mastazzoli vanno sistemati in teglia, infornati per circa 10 minuti e poi serviti. fonte:Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura Ragusa Arancia rossa di Sicilia Tipologia : DOP Luogo di produzione: L'Arancia Rossa viene coltivata nella Sicilia orientale. MISURE & CARATTERISTICHE Diametro: 60-68 mm Frutto: Il colore della polpa è arancione. Mentre nella varietà Moro è interamente rossa. Forma: La forma è obovata-globosa e ovoidale, del calibro minimo di 10, pari a 60/68 mm di diametro. Albero: Le Arance sono coltivate in impianti che hanno una densità massima di albero da frutto di 230-420 per ettaro. Varietà cultivar: Esistono tre qualità di Arance Rosse: Tarocco, Moro e Sanguinello Raccolta: I frutti sono raccolti con forbici particolari che tagliano il frutto alla base per non recare alcun danno alla pianta e al frutto. Storia, curiosità e particolarità: L'Arancia Rossa della Sicilia è di origine cinese. Nell'Antichità comunque era già conosciuta in tutto il bacino del mediterraneo per un uso religioso e decorativo. L'invasione araba ha portato con sé anche la diffusione popolare di questo frutto. Questo popolo conosceva infatti molto bene le proprietà dissetanti e vitaminiche di questo frutto. fonte:Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura Ragusa Carruba ragusana Tipologia: Prodotto caratteristico Luogo di produzione: Ragusa e la sua provincia. MISURE & CARATTERISTICHE Caratteristiche: È un baccello allungato che assume la caratteristica colorazione marrone scuro a maturazione, che avviene a settembre. Sapore: La polpa è carnosa, dolciastra, piacevole al gusto sia cruda che tostata. Valori: La carruba contiene dal 30 al 60% di zuccheri (un tempo veniva utilizzata per la estrazione dello zucchero e dell’alcool); il 4-8% di sostanze azotate amidacee. Ha quindi un alto potere nutritivo fornendo per 100 g di polpa, circa, 150 calorie. Ma le vere proprietà stanno nelle sostanze azotate e negli enzimi, che hanno la caratteristica di assorbire le tossine delle infezioni intestinali: non per nulla le carrube vengono adoperate (ridotte a farina) in farmacologia per prodotti antidiarroici dei lattanti. Ancora la carruba, a farina, viene impiegata per la preparazione di specifici sciroppi decongestionanti, espettoranti ed emollienti dell’apparato respiratorio. Utilizzo: Dai semi contenuti entro la polpa, ricchi di sostanze peptiche e proteine, si ricava una farina adoperata per la preparazione di prodotti dietetici a basso valore calorico; mentre l’albume dei semi fornisce una sostanza gelatinosa che viene adoperata quale addensante per la preparazione di gelati, biscotti, sciroppi e conserve. Con la polpa, invece, lievemente tostata, si ottiene una eccellente farina perfettamente idonea per la preparazione di pani speciali e dolciumi. Un tempo le carrube mature, spezzettate costituivano un ricco mangime ingrassante per gli animali. Produzione: Nel ragusano, una delle poche aree dove il carrubo vegeta in Europa, è coltivato in terreni aridi ed impervi, spesso consociato a mandorli ed olivi. Superficie di produzione: 16.500 ettari. Quintali prodotti: 232.700. Storia, curiosità e particolarità: Il carrubo, albero sempre verde a chioma fitta ed ombrosa, che arriva all’altezza di oltre 12 metri, quasi certamente fu introdotto in Sicilia dagli Arabi. fonte:Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura Ragusa Ficodindia Tipologia: Prodotto tradizionale Luogo di produzione: Sicilia MISURE & CARATTERISTICHE Produzione: Il ficodindia si sta diffondendo, quale frutta esotica, in tutta Europa e conseguentemente si sono impiantati fichidindieti specializzati, con cultivar che hanno pochi semi. Queste colture si trovano anche nel ragusano, con risultati economici sorprendenti vista la continua richiesta sul mercato. Superficie di produzione: 50 ettari. Quintali prodotti 7.500. Storia, curiosità e particolarità: Notissima pianta della flora mediterranea, originaria dalle Americhe e diffusa anche nella costa settentrionale dell'Africa. Fu definito cibo dei poveri, perché crescendo liberamente ai limiti delle strade di campagna poteva essere raccolto da tutti. Una particolarità: i frutti maturano nei mesi estivi, ma sulla pianta rimangono intatti e perfettamente commestibili anche fino alla tarda primavera successiva. Sull’Etna chiunque abbia un oliveto o un pistacchieto destina qualche ettaro ai fichi d’India, ma sono rare le aziende specializzate: per trovarle bisogna scendere a 4/500 metri di altitudine, nel pre-parco (fascia C). Le varietà coltivate prendono il nome dalla polpa e dalla buccia: ci sono la Gialla o Sulfarina, la Bianca o Muscaredda e la Rossa o Sanguigna. I frutti più apprezzati sono quelli autunnali (i cosiddetti “bastardoni”), ottenuti con la scozzolatura. Questa pratica prevede l’asportazione di fiori (destinati a produrre frutti “agostani”, di qualità inferiore) e dei cladodi primaverili per stimolare una seconda fioritura in luglio-agosto. Per i fichi d’India dell’Etna è stata richiesta la Dop. (fonte: Atlante parchi.com) Uso gastronomico: Il ficodindia è stato da sempre consumato come frutta, vista l'abbondanza si sono trovati molti modi per sfruttarli per una più lunga conservazione e si sono inventati: la mostarda e i mostaccioli di fichidindia, dolci tradizionali in via di estinzione. fonte:Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura Ragusa Fichi Essiccati Materia prima: fichi freschi varietà "dottato". Tecnologia di preparazione: i fichi, dopo raccolti, vengono fatti essiccare al sole per circa sei o sette giorni a seconda del clima. Una volta essiccati vengono messi nelle cassette e commercializzati. Possono anche subire ulteriori lavorazioni, come la farcitura con mandorle, noci o la copertura con cioccolato. Prima di ogni ulteriore lavorazione, dopo essere stati essiccati, i fichi vengono sterilizzati con varie tecniche. Maturazione: 7-10 giorni. Area di produzione: In tutta la Sicilia Calendario di produzione: settembre, ottobre, novembre, dicembre. Note: attualmente la produzione del fico si ottiene con impianti arborei di vecchia costituzione, per lo più consociati con olivo o formati da piante sparse, ubicati nei terreni impervi in cui è difficile razionalizzare le operazioni colturali. Questa situazione comune in tutto il Mezzogiorno rende difficile la raccolta del prodotto e la sua commercializzazione verso mercati più remunerativi. In Calabria, i frutti vengono ancora lavorati in modi diversi con le noci, con le mandorle, a "tortonilli", con il mirto, a spinopesce infilati nelle canne e a "crocetta", sistema adoperato anche dagli antichi romani che a loro volta lo avevano appreso dagli africani e dagli spagnoli. fonte: Atlante dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR, 1989-1995 Mandorle Tipologia: Prodotto tradizionale Luogo di produzione: Sicilia MISURE & CARATTERISTICHE Caratteristiche: Il mandorlo è un albero delle Rosacee, originario dell’oriente, che si coltiva oggi nella parte meridionale dell’Europa. La fioritura, spettacolare, ha inizio fin dal mese di gennaio, quasi un anticipo della primavera. I frutti arrivano a maturazione nel mese di agosto. Queste mandorle possono essere: a guscio duro ed a guscio fragile, o, più comunemente, amare e dolci. Le mandorle dolci sono naturalmente le più comuni e diffuse, più adatte per la preparazione dei confetti (pregevole la varietà pizzuta d’Avola, ma anche la falsa pizzuta, il fascionello, che allignano anche nel ragusano). Valori: La mandorla contiene una scarsissima percentuale d’acqua (10%), mentre sono abbondanti le proteine (17-20%), discreti gli zuccheri (10-20%) ed elevato il contenuto di grassi (52-54%), modesti i quantitativi di sali minerali (in particolare calcio, fosforo, magnesio, ferro, rame), ma in forma elevata si riscontra il cloruro sodico. Cento grammi di mandorle forniscono circa 550 calorie. Utilizzo: Dai semi di mandorle si estrae un pregiatissimo olio, adoperato sia nelle industrie farmacologiche che in quelle dolciarie (produzione di cioccolato). Ma l’uso delle mandorle è massiccio nella pasticceria, oltreché, anche se in misura minore, nella cucina salata. Storia, curiosità e particolarità: Il mandorlo è un albero delle Rosacee, originario dell’oriente, che si coltiva oggi nella parte meridionale dell’Europa. Uso gastronomico: Il gusto caratteristico, sottilmente aromatico, con lieve vena amarognola variabile a seconda se sono crude, cotte, o tostate, ha fatto si che la mandorla sia usata in cucina e in pasticceria. Se spremute, dopo averle lasciate in acqua, se ne ricava una gradevolissima bibita rinfrescante, il latte di mandorla; lo stesso liquido dà vita ad un eccellente budino, il bianco mangiare. Con l’essenza della mandorla si aromatizzano liquori, sciroppi e bevande. Nella cucina salata (oltre alle note "mandorle salate") trovano impiego quali ingredienti - crude o tostate - per la preparazione di carni, pesci, ripieni e caratteristiche salse. Ma è in pasticceria che le mandorle entrano in prepotenza per la creazione di una infinità di dolci. Ecco un brevissimo elenco tra i più conosciuti: torroni, confetti, amaretti, torte e crostate alle mandorle, cobaita, biscotti ricci, “frutta martorana” (o pasta reale), ecc. fonte:Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura Ragusa Olive in Salamoia Materia prima: olive verdi e nere scure non troppo mature. Tecnologia di lavorazione: le olive vengono messe in acqua fredda, cambiandola parecchie volte, per un paio di giorni finchè non perdono il sapore amaro. Si mettono poi in salamoia aggiungendo chiodi di di garofano, semi di finocchio, alloro e altri aromi. Richiusi, i contenitori vengono riposti in luoghi freschi, al riparo dalla luce. Maturazione: anche due anni. Area di produzione: in tutta la Sicilia. Calendario di produzione: novembre, dicembre, gennaio. Note: al momento del consumo le olive si sciacquano in acqua tiepida, si asciugano e sono piu gustose se vengono condite con fiori essiccati di finocchio selvatico, scorze di arance o di limone, un goccio d'olio. Questo sistema di conservare le olive in salamoia era conosciuto anche dai romani, i quali oltre alla salamoia adoperavano con generosa abbondanza finocchio selvatico essiccato, semi di lentisco, foglie di ruta, mosto cotto e aceto. A volte le pestavano prima di ricoprirle con gli ingredienti suddetti, altre volte le spaccavano con una canna tagliente. Quest'ultimo metodo, benchè richiedesse più lavoro, era ritenuto il migliore in quanto conservava alle olive un bel colore bianco che quelle pestate perdevano. Nella evidente impossibilità di quantificare per indagine diretta le olive destinate alla conservazione sono stati assunti i dati riferiti dall'annuario Inea 1990 alla voce "Olive per consumo diretto", al netto del consumo fresco. fonte: Atlante dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR, 1989-1995 Pistaccchio di Bronte Nessun altro pistacchio ha un colore verde smeraldo così brillante e un profumo così intenso, resinoso, grasso. è arrivato in Sicilia con gli Arabi e dall’arabo proviene il suo nome in dialetto: frastuca. I suoi alberi sono un groviglio di rami sottili e contorti che a settembre si colorano di rosa, per i grappoli di pistacchi che, chiusi nel mallo, sembrano confetti. è una coltivazione impegnativa e faticosa. Innanzitutto perché le piante fruttificano soltanto ogni due anni, e poi perché crescono in terreni accidentati, dove è impossibile utilizzare qualsiasi macchina: i pistacchi si raccolgono a mano, uno per uno, tenendosi in equilibrio fra i massi di lava nera con sacchi di tela al collo. Interi, in granella e in pasta sono un ingrediente importante della pasticceria siciliana: profumano cassate, torroni, gelati, torte e pasticcini. I produttori che segnaliamo di seguito, in alcuni casi, sono anche commercianti. fonte: Atlante parchi.com Uva Passita di Pantelleria Materia prima: uva zibibbio, varietà Malaga e Bionda. Tecnologia di preparazione: ci sono due sistemi per essiccare l'uva: il primo viene applicato alla varietà Malaga e consiste nel lasciare i grappoli, una volta tagliati, ai piedi della pianta. Quando si sono scuriti da un lato (dopo circa 12 giorni) si rigirano e si lasciano essiccare per altrettanto tempo. La varietà Bionda subisce un trattamento in soluzione alcalina: i grappoli raccolti a maturazione perfetta si lasciano riposare per 2-3 giorni. Messi in un canestro di vimini vengono immersi per pochi secondi in una soluzione bollente composta di acqua e cenere di sarmenti o piante di fichi d'India essiccate. Si effettua una sgrappolatura e si mettono gli acini ad asciugare su graticci per alcuni giorni avendo cura di rigirarli ogni tanto e ritirarli al coperto quando scende la sera. I chicchi vengono sottoposti a crivellatura per dividere i piccoli dai medi e dai grandi. Esposti ancora per qualche giorno al sole si conservano ben pigiati in barili di legno. Maturazione: qualche settimana. Area di produzione: isola di Pantelleria. Calendario di produzione: fine estate, autunno. Note: lo zibibbo, detto anche Moscato d'Alessandria, è un'uva dolcissima e succosa dall'intenso profumo e dai grandi chicchi rotondi, di colore biondoverdognolo. fonte: Atlante dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR, 1989-1995 Capperi di Pantelleria e delle Eolie Materia prima: capperi. Tecnologia di preparazione: i capperi, lasciati per qualche giorno a riposare, vengono messi in appositi recipienti e ricoperti a strati con sale marino. Per osmosi, l'acqua contenuta nei boccioli di cappero scioglie il sale formando una salamoia nella quale si lasciano i frutti per una settimana, ripetendo l'operazione per ben tre volte. Da questo momento, dopo aver operato la divisione dei bottoni a seconda della calibratura degli stessi, i capperi sono pronti per il consumo e per essere conservati sott'aceto o sott'olio o in salamoia. Maturazione: un mese circa. Area di produzione: isola di Pantelleria e di Salina. Calendario di produzione: inizio estate. Note: quando i capperi passano da fiore a frutto assumono il nome di cucunzi, dalla forma allungata. Una vecchia ricetta di Pantelleria vuole che i capperi, appena raccolti e lasciati spurgare per 24 ore in acqua salata, vengano lessati e conditi con olio e aceto e serviti come contorno. fonte: Atlante dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR, 1989-1995 Ragusano Tipologia: DOP Luogo di produzione: Il formaggio Ragusano viene prodotto nell'intero territorio dei Comuni di Acate, Chiaramento, Gulfi, Comiso, Giarratna, Ispica, Modica, Monterosso Almo, Pozzallo, Agusa, S. Croce Camerina, Scicli e Vittoria in provincia di Ragusa, e dei comuni di Noto, Palzzolo Acreide e Rosolino in provincia di Siracusa. MISURE & CARATTERISTICHE Peso: 10-16 Kg Lato: 15-18 x 43-53 cm Forma: La forma è parallelepipeda a sezione quadrata con gli angoli smussati. Sulla superficie sono presenti delle leggere insenature causate dal passaggio delle corde di sostegno utilizzate nel per la stagionatura. Sapore: Il sapore è dolce, delicato e gradevole; è poco piccante nei primi mesi di stagionatura, mentre tende al piccante e al saporito se stagionato maggiormente. Crosta: La crosta è liscia, sottile e compatta di colore giallo dorato; può presentarsi paglierino tendente al marrone per i formaggi da grattugia quando la stagionatura è più prolungata. Pasta: La pasta è filata, di colore bianco tendente al paglierino; la struttura è compatta con eventuali fessure. Produzione: Si lascia il latte di razza modicana ad inacidire naturalmente; in seguito il latte con l'aggiunta di caglio di vitello verrà fatto coagulare. Si passa quindi alla rottura della cagliata che viene poi cotta in acqua calda per procedere alla lavorazione della pasta. Questa fase consiste nel portare la pasta a "sfogliatella" per ottenere una consistenza gommosa di forma sferica con la superficie esterna, liscia senza smagliature, e saldata da un polo. Infine la massa viene modellata per ottenere la caratteristica forma parallelepipeda a sezione quadrata. La salatura si effettua in salamoia. La stagionatura avviene in locali a 14-16 gradi legando le forme a coppia con sottili funi eappendendole a cavallo di appositi sostegni per garantire una perfetta aerazione dell'intera superficie della forma. Storia, curiosità e particolarità: Il formaggio Ragusano è uno dei simboli della storia gastronomica della provincia. Sono infatti numerose le testimonianze storiche che lo ricordano: Carmelo Trasselli scriveva: "Ugo Mloncada concesse a se stesso l'esenzione dei dazi di uscita per le vettovaglie che gli occorrevano annualmente a Tripoli: 25.000 salme di frumento, 50 cantarì di riso, 200 cantarì di formaggio o caciocavallo" (da Ferdinando il Cattolico a Carlo V (l'esperienza siciliana 1475-1525) Vol. I). Questa citazione del 1515 dimostra che già in quell'epoca il Ragusano era oggetto di scambi commerciali. Inoltre sempre il Tasselli in "Note sui Ragusei in Sicilia" riporta documenti del "Notaio Gaetano, F.106" che riferisce ancora del commercio via nave del caciocavallo. Nell'opera dell'abate Paolo Balsamo, del 1808 veniva sottolineato "la bontà dei bestiami di Modica" ed i "prodotti di cacio e ricotta, superiori di cinquanta per cento ai comuni e di venticinque per cento ai migliori di Sicilia". Ed anche Filippo Garofalo nel 1856 cita la fama e la squisitezza dei caci e delle ricotte del Ragusano. Storicamente veniva chiamato il caciocavallo ragusano, probabilmente per la tecnica d'asciugatura a cavalcioni "a cavaddu" di un asse e dal nome della zona di produzione, Ragusa. fonte:Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura Ragusa I VITIGNI Cabernet Sauvignon - rosso Catarratto - bianco Chardonnay - bianco Damaschino - bianco Frappato - rosso Grecanico - bianco Grillo - bianco Inzolia - bianco Merlot - rosso Moscato - bianco Nerello Mascalese - rosso Nero d'Avola - rosso Perricone - rosso Sauvignon blanc - bianco Syrah - rosso Trebbiano toscano - bianco LE DENOMINAZIONI Alcamo Camarro - IGT Cerasuolo di Vittoria - DOC Colli Ericini - IGT Contea di Sclafani Contessa Entellina Delia Nivolelli Eloro Etna Faro Fontanarossa di Cerda - IGT Malvasia delle Lipari Marsala Menfi Moscato di Noto naturale o Moscato di Noto Moscato di Pantelleria naturale o Moscato di Pantelleria Moscato di Siracusa Moscato Passito di Pantelleria o Passito di Pantelleria Salemi - IGT Salina - IGT Tra i migliori: Burdese ’00- Planeta Cometa ’01- Planeta Deliella ’00- Feudo Principi di Butera Don Antonio ’00- Morgante Faro Palari ’00- Palari Harmonium ’00- Casa Vinicola Firriato Litra ’00- Abbazia Santa Anastasia Sole di Sesta ’00- Cottanera Solinero ’00- Tenute Rapitalà |
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Enogastronomia in Sicilia
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Prodotti tipici, Vini, Ricette
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Enogastronomia - Food & Wines - Gastronomie und Weine 
Sicilia, la più vasta isola del Mediterraneo, importante per storia, arte e attività economiche, incorniciata nella caratteristica configurazione che le valse il nome di "Trinacria", con riferimento ai suoi tre vertici, rappresentati dagli odierni capi Lillibeo ad ovest, Punta del Faro a nord-est e Capo Isola delle Correnti a sud-est. L'isola, prevalentemente montuosa con scarse aree pianeggianti litoranee se si esclude la Piana di Catania, rappresenta una delle più caratteristiche zone della fascia temperata mediterranea e, alla pari della Puglia vanta una tradizione vitivinicola antichissima risalente, secondo studi recentissimi, a 4-5000 anni fa. La Sicilia può essere considerata come una sorta di nuova frontiera della vitivinicoltura italiana; il particolare clima, la natura del suolo, i grandi spazi, l'avvento di cospicui investimenti da parte di grandi gruppi (Zonin, GIV, Santa Margherita) pongono l'accento sulle enormi potenzialità dei vini siciliani. I vigneti, ordinati filari che si sviluppano prevalentemente nei territori costieri e nell'immediato entroterra, ricoprono circa 200000 ettari. Se consideriamo la totalità della produzione, oltre i 10 milioni d'ettolitri secondo l'annata, possiamo, senza dubbio, identificare la Sicilia come uno dei più grandi empori del Mediterraneo. ...il territorio e le DOC: Delimitando il nostro interesse ai soli vini a denominazione (150000 ettolitri), potremo scoprire interessanti realtà.Attualmente in Sicilia sono riconosciute 17 doc, la massima concentrazione di certificazioni è nella parte sud occidentale; gli igt si producono per il 35% nel Trapanese, per il 30% nell'Agrigentino e per il 25% nel Palermitano. Riguardo ai vitigni, i più diffusi tra gli autoctoni sono il Cataratto, l'Inzolia, il Grillo, il Grecanico, il Moscato di Pantelleria, il Nero d'Avola, il Nerello Mascalese, il Perricone. Tra le varietà alloctone troviamo Chardonnay, Sauvignon, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e Pinot Nero. Negli ultimi tempi l'impronta del vino isolano è radicalmente mutata, grazie ai progressi compiuti sia nella fase di coltivazione sia durante i processi di vinificazione ed invecchiamento. Non più solo vini d'elevata alcolicità, esageratamente corposi e poco equilibrati, ma vini dall'elevato standard qualitativo che possono, tranquillamente, reggere il confronto con le varie tipologie mondiali. Vasta è la disponibilità nel campo dei vini amabili o dolci, quali il famoso Moscato di Siracusa, quello di Noto, i passiti dolci naturali o liquorosi delle isole di Lipari e di Pantelleria. Conclude il lungo e variato panorama di bottiglie uno dei più celebri vini da dessert del mondo, il Marsala, perfezionato e valorizzato da intraprendenti mercanti britannici agli inizi dell'Ottocento, ma i cui metodi di "concia" risalgono a tradizioni antichissime della Magna Grecia. E possiamo stare certi che si sentirà molto parlare di Sicilia nel prossimo futuro, se anche il grande Giacomo Tachis (inventore del "Sassicaia") è disposto a scommettere sui rossi dell'isola, Nero d'Avola in testa, ma anche Cabernet Sauvignon e Merlot. La cucina: La cucina siciliana vanta piatti ereditati da secoli di storia trascorsi a fare da terra di incontro tra mondi contrastanti: prima tra quello romano e quello cartaginese, poi tra cristiani e arabi, poi ancora tra francesi e spagnoli. E l'alimentazione ha assimilato le culture portate dalle diverse dominazioni che si sono succedute: dai Francesi la cipolla, dagli Spagnoli le melanzane, dagli Arabi l'uso di uvetta, pinoli e mandorle anche nelle preparazioni piccanti e speziate. In questa cucina si trovano, infine, tracce di gastronomia rinascimentale, in cui elementi come la carne si accompagnano al gusto dolce del miele e dello zucchero. Protagonista principale è il pesce (tonno, pescespada, sarde, stoccafisso, il mollusco occhio di bue, …) che dà vita a piatti molto popolari, come il tonno alla cipollata (fritto con abbondante cipolla affettata), il pescespada "alla messinese" (cucinato con olio, pomodoro, cipolla, sedano, olive, capperi e patate), le sardine a beccafico (farcite con pane e formaggio grattugiati, pinoli e uva passa), la pasta con le sarde (i maccheroni di semola, lessati insieme a finocchi di montagna, vengono conditi a strati con saredelle fritte, finocchietti tritati, acciughe, pinoli, uva passa e zafferano e passati al forno), lo stocco alla messinese, il cuscusu (zuppa di couscous e pesce di origine araba, servita con semolino gonfiato con olio e cotto a vapore). La carne non abbonda, ma si può ricordare una ricetta assai in uso, il falsomagro, che consiste in uno stufato al pomodoro di involtini di carne ripieni di salame, uova sode, formaggio cipolla, prezzemolo e altri ingredienti. Altro punto di riferimento sono i cereali (ottime la pasta alla Norma con le melanzane, gli spaghetti al nero di seppia, i cannelloni di Catania riempiti di ricotta e carne macinata), mentre il riso, nonostante sia passato proprio dalla Sicilia quando gli arabi lo hanno introdotto in Italia, è quasi sconosciuto; unica eccezione di rilievo sono gli "arancini", polpette di riso bollito condito con caciocavallo fresco e ragù, impanate e fritte, che costituiscono un tradizionale spuntino. Tra i formaggi, tutti molto saporiti, troviamo il canestrato (molto salato), il piacintinu (aromatizzato con il pepe e colorato con lo zafferano), il caciocavallo (così chiamato perché le forme sono legate a due a due e poste a stagionare "a cavallo" di robusti legni) e la ricotta infornata, che viene travasata in una teglia di ceramica imburrata e cotto per una mezz'ora in forno in pietra. Eccellente anche la produzione di verdure (oltre al famosi cappero di Pantelleria e ai funghi Fungi Ferra, speciale è la caponatina, un misto di peperoni, melanzane, sedani, cipolle e pomodori cotti con olio, zucchero e aceto), frutta (dagli agrumi della "Conca d'oro" alle mandorle, dai i fichi d'India all'uva Zibibbo, dalla fragola marsalina al pistacchio) e dolci, che spesso impiegano miele e piante aromatiche. Uno per tutti, la cassata (dall'arabo "quassat", gande piatto), torta delle grandi occasioni fatta da due strati di pan di Spagna ripieni di ricotta di pecora e ricoperti da una glassa di zucchero bianca ed uno strato di pasta reale al pistacchio. Le specialità: Ad Agrigento si può gustare verdura e frutta di notevole qualità (finocchi, sedani, asparagi, borragine, cicoria amara). Piatti tipici sono la pasta con le sarde (che rispetto alla ricetta tradizionale non ha né pinoli né uva passa, ma è invece amalgamata da pane grattugiato tostato), il farsumagru (vitello magro ricoperto di uova sode, formaggio, prosciutto e salsicce e aromi) e la salsiccia insaporita al finocchio. Anche la gastronomia catanese vanta ottime verdure: carciofi, finocchi, piselli, arance, uve da tavola. Molto popolari la pasta alla Norma e il ripiddu nevicato, risotto al nero di seppia guarnito di ricotta e sugo al pomodoro che ricorda l'Etna innevato e in eruzione. La cucina di Messina è marinara: dal pescespada (arrostito sulla graticola e insaporito con il salmoriglio, tritato in polpette, stufato o al forno) alla ricca varietà di frutti di mare, crostacei, orate, saraghe, occhiate, sarde, alici, aguglie e sgombri (preparati a intingolo per condire paste asciutte o sotto forma di grigliate miste, cartocci o preparazioni al forno di vario genere). Un tipico pranzo palermitano inizia con una sfilata di antipasti generalmente a base di verdure, seguiti da assaggi di pasta o riso con le sarde e da tutta la ricca serie di primi piatti conditi con diversi tipi di sugo. Da assaggiare anche le panelle di ceci, le muffolette (pani caldi conditi con olio e semi di sesamo) e le guastelle (pagnottelle farcite di formaggio, milza di vitello e grasso di maiale). Siracusa, che si affaccia sul mare ed è circondata da una fertile pianura intensamente coltivata, ha una ricca offerta di prodotti e piatti marinari (orate, spigole, riccioli, aragoste, gamberi, tonni, pesci spada) e contadini (finocchi, carciofi, cavolfiori, piselli, pomodori, arance, limoni e mandarini). La città di Noto è famosa per la pasticceria a base di mandorle: dolcetti da riposto (miniature di pasta reale a forma di frutta e ortaggi, più grandi della martorana e impreziosite da granelli di zucchero), faccioni (biscotti a mezzaluna preparati con mandorle tostate e spezie, a volte ripieni di marmellata, che in passato venivano decorati dalle suore del convento di Santa Chiara con faccine e alette di angelo), mustazzuoli (tipici dolcetti natalizi a foggia di serpente, impastati con il miele e farciti di mandorle tritate e miele d'arancia), conchiglie (biscotti di pasta reale ripiena di marmellata di cedro, dalla tipica forma di capesante, il simbolo dei pellegrini di Santiago de Compostela), biscotti di mandorle e albumi di diversa forma e decorati con ciliegie candite o mandorle. Pantelleria deve molto agli Arabi anche in cucina, dai dolci al cous-cous di pesce all'ammogghiu con cui condire pasta o pesce alla brace. ...altri prodotti tipici: Amaretti di Giarre, arancia rossa di Sicilia (IGP), biancomangiare, cassata siciliana di Marsala, crispeddi, gelo di anguria, mandorle di Avola, marzapane di Erice, melone giallo di Alcamo, olio extravergine d'oliva dei Monti Iblei (DOP), olio extravergine d'oliva delle Valli Trapanesi (DOP), olio da tavola Nocellara del Belice (DOP), sale marino di Mozia, tonno di tonnara di Favignana, uva da tavola di Canicattì (IGP). ...altri formaggi: Caci figurati, caciocavallo palermitano, cacio bufalo di Cefalù, caciotta degli Elimi, calcagno di Patti, cosacavaddu rausanu, ericino, formaggio di capra "padduni", formaggio di capra siciliana, maiorchino, pecorino rosso, provola dei Nebrodi, provola delle Mandonie, provola ragusana, provola siciliana, ricotta (di pecora, di vacca, iblea, informata di Catania, mista, canestrata dell'Etna), tumazzu di vacca, vastedda della valle del belice, vastedda palermitana. ...altre preparazioni a base di carne: Salame Sant'Angelo. La mappa enologica della Sicilia 
Vini Doc-IgtAlcamo (DOC) D.M. 21/07/72 (G.U. n. 249 del 22/09/72) Sulle colline dell’intero territorio comunale di Alcamo (da cui il nome) e di parte di quello di altri nove comuni delle province di Trapani e di Palermo, si ottengono pregiati vini bianchi, rossi e rosati: Bianco, Bianco Spumante, Classico, Vendemmia Tardiva, Rosato, Rosato Spumante, Rosso, Novello,Riserva MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Camarro (IGT) D.M. 10/10/95 (G.U. n. 269 del 17/11/95) Il vino Camarro Igt ha una zona di produzione molto circoscritta, rappresentata dall’intero territorio del comune di Partanna, in provincia di Trapani, ed è previsto nei tipi bianco, rosso e rosato, tutti anche nella tipologia frizzante, e novello solo per il rosso, ottenuti con uno o più vitigni raccomandati e/o autorizzati per la provincia di Trapani, a bacca di colore corrispondente. Sono previsti anche due vini con la specificazione del vitigno: uno bianco, Ansonica, e l’altro rosso, Sangiovese. Il comune di Partanna partecipa anche alla Doc Marsala. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Cerasuolo di Vittoria (DOC) D.M. 29/05/73 (G.U. n. 221 del 28/08/73) In una zona relativamente ristretta, comprendente l’intero territorio di cinque comuni della provincia di Ragusa e parte di quello di due comuni della provincia di Caltanissetta e di due comuni della provincia di Catania, con le uve di Frappato e Calabrese, con l’eventuale aggiunta di quelle di Grosso nero e Nerello Mascalese, si produce questo gradevole vino dal colore rosso ciliegia; odore vinoso, con delicato profumo; sapore caldo, asciutto, pieno, rotondo, armonico. Gradazione minima: 13°. Uso: da arrosto. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Colli Ericini (IGT) D.M. 10/10/95 (G.U. n. 269 del 17/11/95) L’Igt Colli Ericini ha come zona di produzione l’intero comune di Buseto Palizzolo e parte del territorio dei comuni di Valderice e Custonaci, in provincia di Trapani. E’ prevista nei tipi bianco, rosso e rosato, tutti e tre anche nella tipologia frizzante. I vini bianchi sono ottenuti con uve di Cararratto bianco comune o Catarratto bianco lucido per almeno il 50%, e con uve di Inzolia, Damaschino e Grillo fino a un massimo del 50%. I rossi e rosati derivano da Nerello mascalese, Perricone (localmente detto Pignatello) e Frappato, da soli o congiuntamente, per almeno l’85%. I paesi dove si produce il Colli Ericini Igt rientrano nella zona di produzione del Marsala. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Contea di Sclafani (DOC) In tutto o parte del territorio di undici comuni della provincia di Palermo, tra cui Sclafani Bagni, nell’intero territorio dei comuni di Vallelunga, Pratameno e Villalba, in provincia di Caltanissetta, e in parte di quello di Cammarata, in provincia di Agrigento, si produce questo vino nei tipi:Bianco,Rosso,Rosato. I vini bianchi possono essere prodotti anche nella tipologia "dolce", dal colore paglierino intenso; profumo caratteristico, intenso; sapore vellutato, armonico. Gradazione minima: 11°. Uso: da fine pasto. Se ottenuti da uve raccolte non prima del 1° ottobre, sottoposte ad appassimento sulla pianta e vinificate in recipienti di legno, questi stessi vini possono fregiarsi della menzione "vendemmia tardiva", presentandosi al consumatore con le seguenti caratteristiche: colore che varia dal paglierino all’ambrato; profumo caratteristico, intenso, persistente; sapore vellutato, armonico, ricco. Gradazione minima: 18°. Affinamento obbligatorio (in fusti di legno): sei mesi. Uso: da dessert, da meditazione. Con i vini bianchi o rosati, elaborati con il metodo della fermentazione naturale in autoclave o in bottiglia, senza aggiunta di anidride carbonica, si ottengono "spumanti" dal colore paglierino più o meno intenso o rosato tenue; odore caratteristico, fruttato; sapore sapido, caratteristico. Gradazione minima: 11,5°. Uso: da aperitivo. Tutti i vini rossi possono essere prodotti anche nel tipo "novello", dal colore rosso più o meno intenso; odore fruttato; sapore armonico ed equilibrato. Gradazione minima: 11°. Uso: da pasto. Se sottoposti ad un invecchiamento di almeno due anni, gli stessi, con esclusione del Nerello Mascalese, possono portare in etichetta la menzione "riserva", presentandosi all’atto di immissione al consumo con le seguenti caratteristiche: colore che varia dal rubino carico al granato; odore intenso, fruttato; sapore caratteristico, ricco di struttura, fruttato. Gradazione minima: 12°. Uso: da arrosto. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Contessa Entellina (DOC) D.M. 02/08/93 (G.U. n. 201 del 27/08/93) Entro i confini territoriali del comune di Contessa Entellina, in provincia di Palermo, si produce l’omonimo vino nelle seguenti tipologie:Bianco, Rosso, Rosato. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Delia Nivolelli (DOC) D.M. 10/10/95 (G.U. n. 269 del 17/11/95) La denominazione di origine controllata "Delia Nivolelli" è riservata ai vini bianchi e rossi prodotti in parte del territorio amministrativo dei comuni di Mazara del Vallo (dove scorre il Delia), Marsala, Petrosino e Salemi, in provincia di Trapani, nelle seguenti tipologie: Bianco, Rosso, Spumante MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Eloro (DOC) D.M. 03/10/94 (G.U. n. 238 del 11/10/94) In una zona che comprende, in tutto o in parte, il territorio amministrativo dei comuni di Noto, Pachino, Portopalo di Capo Passero e Rosolini, in provincia di Siracusa, ed Ispica, in provincia di Ragusa, con le uve dei vitigni Nero d’Avola, Frappato e Pignatello e l’eventuale aggiunta di quelle di altri vitigni (massimo 10%) si producono due tipi di vino: Rosso, Rosato. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Etna (DOC) D.P.R. 11/08/68 (G.U. n. 244 del 25/09/68) Nella "Storia dei Vini d’Italia", pubblicata nel 1596, venivano ricordati i vini prodotti sui colli che circondano Catania la cui bontà veniva attribuita alle ceneri dell’Etna. Oggi, questi vini, conosciuti con la denominazione "Etna", si presentano nelle tipologie: Bianco, Bianco Superiore, Rosso o Rosato. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Faro (DOC) D.M. 03/12/76 (G.U. n. 61 del 04/03/77)Prodotto esclusivamente nel territorio comunale di Messina, con le uve di Nerello Mascalese, Nocera, Nerello Cappuccio e con l’eventuale aggiunta di quelle di Calabrese, Gaglioppo e Sangiovese, è un vino dal colore rosso rubino più o meno intenso, tendente al rosso mattone con l’invecchiamento; odore delicato etereo, persistente; sapore secco, armonico, di medio corpo caratteristico. Gradazione minima: 12°. Invecchiamento obbligatorio: un anno. Uso: da pasto. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Fontanarossa di Cerda (IGT) D.M. 10/10/95 (G.U. n. 269 del 17/11/95) Viene ottenuto nel comune di Cerda, in provincia di Palermo, ed è previsto nelle tipologie: bianco, rosso, rosato, Ansonica, Cabernet Sauvignon e Chardonnay, tutti anche nella tipologia frizzante, e novello per i rossi. Il comune di Cerda si trova a 270 metri sul livello del mare, in un’area collinare ed alto-collinare. Il comune partecipa anche alla zona della Doc “Contea di Sclafani”. Rispetto a questa Igt, i vini bianchi, rossi e rosati, senza ulteriore specificazione, si possono produrre con uno o più dei vitigni: Inzolia, Catarratto, Trebbiano, Chardonnay, Nero d’Avola, Perricone, Nerello mascalese e Cabernet Sauvignon. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Malvasia delle Lipari (DOC) D.M. 20/09/73 (G.U. n. 28 del 30/01/74) Fra le molte "Malvasie" che si possono trovare nel nostro Paese vi è quella "di Lipari" tipica dell’arcipelago delle isole Eolie (provincia di Messina). L’isola maggiore dello stesso è appunto quella che ha dato il nome al vitigno e al relativo vino, che, se ottenuto da uve fresche, ha un bel colore giallo dorato e un odore gradevolmente aromatico. Gradazione minima: 11,5°. Le uve di Malvasia di Lipari, con una piccola percentuale di quelle di Corinto nero, però, si fanno anche appassire per preparare i tipi "passito" e "liquoroso", dal colore giallo dorato o ambrato; odore aromatico caratteristico; sapore dolce-aromatico. Il tipo "passito dolce naturale" deve avere una gradazione minima di 18 e un affinamento obbligatorio di nove mesi. Il tipo "liquoroso" deve avere una gradazione minima di 20 e un affinamento di sei mesi. Uso: da dessert. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Marsala (DOC) D.M. 28/11/84 (G.U. n. 347 del 19/12/84) Il più antico documento storico che si riferisce al "Marsala" risale al 1773, anno in cui dal porto di Trapani partì per l’Inghilterra un carico di botti di vino preventivamente alcolizzato onde metterlo in condizioni di meglio resistere al lungo viaggio. Oggi questo apprezzato vino liquoroso della Sicilia è noto in tutto il mondo ed è da sempre preparato in più tipi. La zona di produzione comprende l’intera provincia di Trapani esclusi i territori dei comuni di Pantelleria, Favignana ed Alcamo. I vari tipi sono ottenuti da mosti, vini e loro miscele prodotti con le uve di Grillo e/o Catarratto e/o Catarratto bianco comune e/o Catarratto bianco lucido e/o Pignatello e/o Calabrese e/o Nerello mascalese e/o Damaschino e/o Inzolia e/o Nero d’Avola, con l’aggiunta di alcol etilico di origine vitivinicola o acquavite di vino e, se del caso, di mosto cotto, mosto concentrato e sifone (prodotto preparato con mosto) derivanti da uve coltivate nella prevista zona di produzione. La varietà di uve rosse Pignatello, Calabrese e Nerello mascalese sono riservate alla preparazione dei "Marsala Rubino". I vini "Marsala" si distinguono, secondo la durata dell’invecchiamento, in: "Fine", con invecchiamento minimo di un anno; "Superiore", con invecchiamento minimo di due anni; "Superiore riserva", con invecchiamento minimo di quattro anni; "Vergine e/o Soleras", con invecchiamento minimo di cinque anni; "Vergine e/o Soleras stravecchio" o "Vergine e/o Soleras riserva", con invecchiamento minimo di dieci anni. I vini "Marsala" si distinguono anche per il colore: oro (colore dorato più o meno intenso), ambra (colore giallo ambrato più o meno intenso), rubino (colore rosso rubino che con l’invecchiamento acquista riflessi ambrati), e per il contenuto zuccherino: "secco", "semisecco", "dolce". Tutti i "Marsala" presentano sapore e profumo caratteristici. Le gradazioni alcoliche dei vini "Marsala" sono le seguenti: Marsala Fine: non inferiore a 17° per distillazione; Marsala Superiore: non inferiore a 18° per distillazione: Marsala Vergine o Soleras non inferiore a 18° per distillazione. Uso: da dessert. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Menfi (DOC) Dd 01/09/97 (G.U. n. 213 del 12/09/97) La denominazione di origine controllata "Menfi" è riservata ai vini bianchi e rossi prodotti in parte del territorio comunale di Menfi (da cui il nome), Sambuca di Sicilia e Sciacca, in provincia di Agrigento, e di Castelvetrano, in provincia di Trapani, nelle tipologie: Bianco, Rosso, Rosso Riserva, Chardonnay, Grecanico, Inzolia o Ansonica, Vendemmia Tardiva, Cabernet Sauvignon, Merlot, Nero d’Avola, Sangiovese, Sirah MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Monreale (DOC) Ddi 02/11/00 (G.U. n. 266 del 14/11/00) Il disciplinare della Doc Monreale prevede le tipologie rosso, rosato e bianco, vendemmia tardiva, novello, rosso riserva, bianco superiore, nonché 12 indicazioni di vitigno. La zona di produzione è rappresentata da parte del comune di Monreale e parte del comune di Piana degli Albanesi, nonché dall’intero territorio dei comuni di Camporeale, San Giuseppe Jato, San Cipirello, Santa Cristina Gela, Corleone e Roccamena, tutti in provincia di Palermo. La superficie di riferimento dei vigneti che fanno parte della nuova Doc, e che risultano collocati ad un’altezza tra i 300 e i 600 metri sul livello del mare, è di circa 12.500 ettari, coltivati per il 94% ad uve bianche. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Moscato di Noto (DOC) D.M. 14/03/74 (G.U. n. 199 del 30/07/74) Questo vino non sarebbe altro che il "Pollio" (nome preso da Pollio Argivo, regnante, in tempi lontanissimi, a Siracusa) ovvero quel vino dolce haluntium di cui Plinio diceva che "nasce in Sicilia ed ha sapore di mosto". Ancora oggi si produce nella parte orientale della Sicilia (ma non va, però, confuso con il "Moscato di Siracusa" la cui zona di produzione è situata più a nord) e precisamente nei comuni di Noto, Rosolini, Pachino e Avola in provincia di Siracusa. Naturale - ottenuto con le uve di Moscato bianco; ha colore giallo dorato più o meno intenso fino all’ambrato; aroma caratteristico e fragrante di Moscato; sapore leggermente aromatico. Gradazione minima: 11,5°. Uso: da dessert. Spumante - è un vino brillante; ha colore paglierino o giallo dorato tenue; aroma caratteristico di Moscato; sapore delicatamente dolce, aromatico di moscato. Gradazione minima: 13°. Liquoroso - ha colore giallo dorato più o meno intenso; odore delicato e fragrante aroma di Moscato; sapore dolce, gradevole, caldo e vellutato. Gradazione minima: 22°. Affinamento obbligatorio: cinque mesi a partire da quando è stato alcolizzato. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Moscato di Pantelleria (DOC) D.M. 11/08/71 (G.U. n. 239 del 22/09/71) L’isola di Pantelleria (situata nella provincia di Trapani) è nota, oltre che per gli stupendi paesaggi e le interessanti zone archeologiche, anche per i robusti vini che si ottengono dalle uve di Zibibbo qui prodotte. Due di questi vini sono: Moscato Naturale , Passito. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Moscato di Siracusa (DOC) D.P.R. 26/06/73 (G.U. n. 315 del 06/12/73) Dal Piemonte al Veneto fino alla Sicilia e alla Sardegna si producono tanti prelibati vini con le uve di Moscato bianco, che a mano a mano che si scende dal nord al sud acquistano in "potenza". Questo "Moscato" prodotto nel solo territorio comunale di Siracusa, con uve di Moscato bianco sottoposte ad un leggero appassimento, ha colore giallo oro vecchio con riflessi ambracei; odore delicato caratteristico; sapore dolce, vellutato, gradevole. Gradazione minima: 16,5°. Uso: da dessert. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Salemi (IGT) D.M. 10/10/95 (G.U. n. 269 del 17/11/95) L’Igt Salemi ha come zona di produzione l’intero territorio amministrativo del comune di Salemi, in provincia di Trapani. I vini previsti sono: bianco, rosso, rosato, Ansonica, Catarratto, Trebbiano, Damaschino e Grecanico, tutti anche nella tipologia frizzante, e novello solo per il rosso. I vini bianchi, rossi e rosati nascono da uno o più dei vitigni: Ansonica, Catarratto, Trebbiano, Grecanico e Damaschino. Il comune di Salemi partecipa alla produzione delle Doc Marsala e Alcamo MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Salina (IGT) D.M. 10/10/95 (G.U. n. 269 del 17/11/95) L’Igt Salina viene prodotta nelle Isole Eolie, dette anche “delle Lipari”, in provincia di Messina, in quella stessa zona dove si ottiene la Doc “Malvasia delle Lipari”. I vini previsti sono molteplici: bianco, rosso, rosato e una varietà di tipi con indicazione di vitigno (Ansonica, Cabernet Sauvignon, Calabrese, Catarratto bianco comune, Catarratto bianco lucido, Chardonnay, Corinto nero, Frappato, Grillo, Malvasia di Lipari, Müller Thurgau, Nerello cappuccio, Nerello mascalese, Nocera, Pinot bianco, Pinot nero, Sangiovese, Sauvignon, Alicante, Barbera, Carricante, Gaglioppo, Perricone, Trebbiano toscano, Vernaccia di San Gimignano), tutti anche nella tipologia frizzante e nella tipologia novello per i rossi. I vini bianchi, rossi e rosati nascono da uno o più vitigni autorizzati e/o raccomandati per la provincia di Messina, con il frutto dello stesso colore. Ed anche i vitigni che si possono indicare in etichetta sono quelli autorizzati e/o raccomandati per la provincia di Messina. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Sambuca Siciliana (DOC) Dd 14/09/95 (G.U. n. 260 del 7/11/95) In vigneti situati ad una altitudine superiore ai 200 metri s.l.m. all’interno dei confini territoriali del comune di Sambuca di Sicilia, in provincia di Agrigento, si ottiene l’omonimo vino nei tipi:Bianco,Rosso,Rosso Riserva, Rosato, Chardonnay, Cabernet Sauvignon. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Santa Margherita di Belice (DOC) Dd 09/01/96 (G.U. n. 11 del 15/01/96) Nel territorio amministrativo dei comuni di Santa Margherita di Belice (da cui il nome) e Montevago, in provincia di Agrigento, si produce questo vino nelle seguenti tipologie: Bianco, Rosso, Ansonica, Catarratto, Grecanico, Nero d’Avola, Sangiovese. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Sciacca (DOC) D.M. 10/10/95 (G.U. n. 269 del 17/11/95) Dai vigneti situati nell’intero territorio amministrativo di Sciacca (da cui il nome) e di Caltabellotta, entrambi in provincia di Agrigento, si ottengono numerosi tipi di vino. Bianco, Rosso, Rosso Riserva, Rosato. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Sicilia (IGT) D.M. 10/10/95 (G.U. n. 269 del 17/11/95) L’Igt Sicilia, che vanta in ambito regionale la produzione più consistente, ricade sull’intero territorio amministrativo delle province di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Trapani, ovvero sull’intero territorio siciliano. Alla base di questa Igt vi sono i vini bianchi, rossi e rosati prodotti con uno o più vitigni, a bacca di colore corrispondente, autorizzati e/o raccomandati per le rispettive province siciliane. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | | Valle Belice (IGT) D.M. 10/10/95 (G.U. n. 269 del 17/11/95) Viene prodotta nei comuni di Santa Margherita Belice, Montevago e Menfi, in provincia di Agrigento, e Contessa Entellina in provincia Palermo, ovvero nella Valle del Belice. Quest’area partecipa anche alle Doc Menfi, Contessa Entellina e Santa Margherita di Belice. I vini di base dell’Igt sono quelli bianchi, rossi e rosati, che nascono da uno o più vitigni (a bacca di colore corrispondente) autorizzati e/o raccomandati per le province di Agrigento e Palermo. MAPPA DELLA ZONA VINI DELLA ZONA | | |
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