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LA BELLEZZA DI MANUELA ARCURI ILLUMINA IL “PIRANDELLO”
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Teatro Pirandello - Agrigento 1
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Salvatore Indelicato Dopo avere incantato con il suo fascino la serata del “Premio Internazionale Caos”, la scorsa estate, in occasione della XXXI Edizione della Settimana Pirandelliana, la bella Manuela Arcuri conquista il pubblico agrigentino in “PRETTY STORY OF A WOMAN”, l’ennesimo bersaglio centrato dall’agrigentino Francesco Bellomo, ormai affermato nome nel panorama dello spettacolo teatrale italiano. A quasi un mese di distanza, dopo “Bivio d’amore”, del quale è stato produttore, Bellomo si ripropone al “Pirandello” questa volta anche in veste di autore. “PRETTY STORY OF A WOMAN”, scritto a quattro mani con Antonia Brancati, è una divertente commedia rosa che si ispira al celebre film "Pretty Woman" interpretato da Julia Roberts e Richard Geere. Manuela Arcuri, al suo debutto in teatro, è Sonia, o meglio Principessa, questo diventa il nome della protagonista, che per bisogno di soldi, dopo avere provato tutti i lavori più umili, vive con il mestiere più vecchio del mondo; proprio sul marciapiede si imbatte in uno spregiudicato magnate della finanza, che la coinvolge in un'improbabile quanto fiabesca relazione. Il giovane uomo è bello e infelice; carriera e denaro a lui non bastano più e ora brucia dal desiderio di vendicarsi del proprio padre, dal quale si è sempre ritenuto poco amato perché accusato dallo stesso genitore della morte per parto della madre. La commedia segue lo svolgersi dei giochi di potere di Giulio, che verranno inaspettatamente complicati da quello degli affetti. Ma come in tutte le fiabe che si rispettino, dopo difficoltà e tribolazioni di ogni tipo, il male viene sconfitto, gli affetti familiari si ricompongono e l’amore trionfa. Lo spettacolo è godibilissimo, ricco di colpi di scena e i suoi passaggi principali sono sottolineati da azzeccati e coinvolgenti brani di celebri arie dell’opera. La Arcuri, oltre a dare sfoggio della sua avvenenza, ha mostrato di muoversi sul palcoscenico con estrema disinvoltura, arricchendo il suo personaggio con quella grazia ed eleganza che le sono naturali. Un riconoscimento a parte lo merita il bravo Nini Salerno per la divertente interpretazione del maggiordomo-angelo, fulcro attorno al quale è ruotata tutta la commedia. Continua l’ascesa nel mondo dello spettacolo (e a convincere) il simpatico Paolo Macedonio, nel personaggio di Michele, traditore ma non troppo del cugino Giulio impersonato da Alessio Di Clemente che abbiamo potuto apprezzare, assieme al nostro valente Gaetano Aronica (presente pure in questa commedia nel ruolo di Walter), in “Bivio d’amore” lo scorso dicembre. Brava, pure, la Ortolani, cartomante e compagna di stanza di Sonia, in grado di autoconvincersi della bontà delle sue previsioni fasulle. Alessia Cardella ha, invece, ricoperto straordinariamente il ruolo di Norma, spietata e corrotta fidanzata di Giulio, pronta a tutto pur di arrivare ai propri scopi. Merita ricordare il gioco scenografico della rotazione delle scene, che permette così (insieme ad un interessante sistema di video-proiezione) lo svolgersi contemporaneo della vicenda in più ambienti diversi. Sicuramente uno spettacolo piacevole e interessante, con una brillante sceneggiatura e interpretazioni di buon livello, che il pubblico agrigentino ha onorato riempiendo il teatro in ogni ordine di posti. Abbiamo rivolto qualche domanda ai protagonisti dello spettacolo. Incontriamo Alessio Di Clemente, Paolo Macedonio e Alessia Cardella. Alessio Com’è questo tuo ritorno ad Agrigento? Si, ne sono molto felice. Pensavo che sarebbe passato più tempo e, invece, dopo un mese sono qua, tra l’altro con uno spettacolo più brillante e divertente. E’ il terzo spettacolo che faccio qui ed è la prima volta che la “prima” ha un successo di questo tipo. Perciò, niente di più bello. Paolo, un vecchio detto dialettale recita: “Cu nesci arrinesci”. E’ proprio così? Ci sono alte probabilità che la risposta sia “Sì”… perché per riuscire devi andare fuori dal nido e se le difficoltà non ti deprimono, vuol dire che quella cosa per cui sei uscito, la vuoi fare veramente… che non dev’essere per forza una cosa artistica, può essere anche un altro lavoro. Cosa vuoi fare da grande? Bellissima questa domanda, mi piace. Una volta ho letto un testo di psicologia che diceva: “... se riesci a fare un lavoro che è gioco, che rende felice, che non ti stanca e da il tempo di dedicarsi alla famiglia, hai azzeccato il lavoro ideale e lo farai bene...”. Ovviamente, per fare l’attore è facile capirlo ma questo vale per qualsiasi attività. Cosa farò da grande?... Ebbene... non lo so...Io in questa compagnia ho un grande maestro, che è Nini Salerno, è il secondo lavoro che faccio con lui, e mi ha insegnato che questa cosa che si chiama vita... attenzione... non bisogna mai prenderla troppo sul serio. Alessia Cardella, tu sei alle prime esperienze a livello nazionale. Come ti sei trovata con questo cast così importante? Un’esperienza bellissima. Per me interpretare il ruolo di Norma è stata un’opportunità stupenda che ho colto al volo. Mi sono davvero impegnata tanto e, pare, che è riuscito abbastanza bene. Sono molto contenta e lavorare con persone così in gamba mi ha dato tanto, soprattutto hanno avuto tanta pazienza. Li ringrazio tutti. Concludiamo questo servizio con alcune battute prese al volo che Francesco Bellomo ha voluto gentilmente concederci. Francesco, siamo ormai alla fine di questa tournèe agrigentina. Che bilancio puoi trarre? Senz’altro un bilancio positivo. Siamo tornati ad Agrigento a scene di pubblico alle quali non eravamo più abituati. Almeno io ricordo una cosa così solo ai tempi di Placido post-Piovra nella “Settimana Pirandelliana”. Ma la cosa bella è il fatto che ci sia stata un’artista che è amata da tutti, cioè dagli uomini, dalle donne e dai bambini; il fatto che la commedia sia stata attenzionata, almeno da quello che ho sentito, come la migliore finora presentata e soprattutto c’è stato un coro unanime positivo e questo è bellissimo. Come giudichi la prestazione degli agrigentini? Io tengo a ribadire che loro non sono stati messi in questo contesto perché ognuno è legato a me per motivazioni differenti…perché Aronica era compagno mio di scuola; perché sono amico del padre di Macedonio che conosco da tantissimo tempo; perché la Cardella è la nipote di un carissimo amico mio che è Michele Cimino… No! Loro sono stati presi perché erano funzionali al ruolo e perché sono bravi. E per me è molto importante il fatto di riuscire a valorizzare sì dei talenti locali, che però abbiano delle capacità che sono state tutte dimostrate. Progetti futuri? Intanto mi godo questo successo. Poi, quest’anno c’è la Settimana Pirandelliana, di cui mi sto occupando personalmente, insieme a Giovanni Sardone e Pippo Montalbano che, finalmente, hanno avuto la possibilità di organizzare per tempo la manifestazione. Siamo usciti con sei mesi d’anticipo ed è il primo festival teatrale italiano che ha già presentato il programma. A differenza di quella dello scorso anno che è stata preparata in quindici giorni. Avremo nomi importanti, ci sarà Anna Proclemer, Rossella Falk, Beppe Fiorello, Enrico Lo Verso e in più avremo gli “Oscar del Teatro Italiano” in collaborazione con una delle nuove testate che dirigerà Mayer, il direttore di “Gente”, che verrà trasmessa da Rai Due. Quindi c’è un grosso rilancio della manifestazione che è una cosa molto importante. Qualche purista magari storce il naso, come quest’estate che ha detto: “Ma che c’entra la Arcuri con Pirandello…”. Il problema è che oggi, con la moltitudine di offerte che ci sono, se insieme all’evento non si mette tutto l’indotto che viene portato da una certa tipologia di nomi, non si ha nessun riscontro. Oggi stiamo portando qui “Quelli che… il calcio” e c’è la Arcuri che veicola un certo tipo di messaggio e coinvolge tutti. Con gli altri spettacoli questo non accade. Il problema è come si fanno le cose… e noi pensiamo di farle bene. |
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TEATRO REGINA MARGHERITA DI RACALMUTO
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Teatro REGINA MARGHERITA - Agrigento 2
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Salvatore Indelicato Importante appuntamento al “Regina Margherita” di Racalmuto con “LA SIGNORA LEUCA”, in programma il 17 e 18 febbraio prossimo.Si tratta di una prima internazionale firmata da Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale che vedrà protagonista Ida Carrara, una delle più grandi interpreti del nostro teatro. Il testo è tratto dalla novella di Pirandello “Pena di vivere così” che Camilleri e Dipasquale, con altri testi teatrali, hanno raccolto nella loro opera “Teatro” edito da Lombardi. Lo spettacolo è diretto dallo stesso Giuseppe Dipasquale che, ricordiamo, è il vicedirettore artistico del teatro del paese di Leonardo Sciascia. “Il testo – dice il regista - ha una serie di particolarità che ne fanno, per certi versi, un’operazione teatrale del tutto nuova. La collaborazione mia e di Camilleri su testi pirandelliani non è nuova. Questa volta il percorso sembra essere più suggestivo: entrare nelle pieghe dell’anima di una donna abbandonata dal marito, che di questo ha fatto la sua pena e la sua disperazione, imponeva una forma teatrale del tutto nuova. con personaggi che dialogheranno in una forma ‘pirandellianamente’ nuova”. Oltre alla Carrara saranno in scena Pietro Montandon e Ileana Rigano. |
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LA DIVERSITA’ DI OTELLO SECONDO PLACIDO E… I “SORRISI” ALLA MOLIÈRE
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Teatro Pirandello - Agrigento 3
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di Salvatore Indelicato La stagione teatrale del “Pirandello”, ormai prossima alla conclusione, ha regalato altri due importanti appuntamenti con il grande teatro. Cupo e tragico il primo, brillante e allegro il secondo. Il pubblico agrigentino è passato, così, dalle tetre atmosfere Shakespeariane con l’Otello a quelle sfarzose e ricche ne “Le Improvvisazioni di Versailles” di Molière. Michele Placido, messa momentaneamente da parte la cinepresa, si è proposto nel “Moro” condottiero veneziano, per la regia di Antonio Calenda. L’attore pugliese, non nuovo ai ruoli del teatro Shakespeariano, ha dato all’interpretazione di Otello un taglio decisamente diverso dalla figura irruente, coraggiosa e aggressiva che la tradizione teatrale ci ha tramandati. E’ parso, a tratti, malinconico, fragile nella sua consapevolezza di non potere mai appartenere pienamente a “quella” Venezia alla quale ha offerto il suo valoroso braccio di guerriero. Il dramma di Otello non è la gelosia: è la tragedia di un uomo che con Desdemona ha scoperto l’amore e che ha riversato su di lei i propri sentimenti e perderla significherebbe tornare alla sua solitudine, alla sua “diversità. Nel suo rapporto con l’”onesto Iago”, egli è completamente succube, vittima dei modi e delle parole gentili dell’amico. Perché Iago conosce gli uomini come può conoscerli uno che ha imparato ad osservarne i comportamenti senza provare alcuna affezione. Sa come lusingarne i vizi e trarre profitto dalle loro virtù, manipolandoli psicologicamente, spingendoli fino alla perdizione. Otello ha creduto, infatti, alla perfidia di Iago più che alla bontà di Desdemona, portandolo all’omicidio di quest’ultima e, infine, al rimorso che lo sconvolgerà fino a quella sorta di elogio funebre di se stesso che pronuncia prima di uccidersi. Nella prima parte la rappresentazione è sembrata un po’ statica, priva di movimento, a tratti un po’ noiosa. Lo stesso Michele Placido è parso irrigidito, privando il personaggio di quella forza e intensità ai quali l’attore ha abituato il suo pubblico, comunque emerse nel finale. Il cast, formato da ottimi attori, tra i quali Giorgio Lanza, Valentina Valsania e Rossana Mortara, è apparso in sintonia e ben amalgamato. Un cenno a parte merita il bravo Sergio Romano, interprete di Iago, sicuramente proiettato verso una più che brillante carriera. Ha ben delineato il carattere intrigante, viscido, invidioso del personaggio fino a renderlo “antipatico”, col risultato di essere, forse, lui il vero protagonista della tragedia. Siamo andati a trovare Michele Placido che ci ha parlato di sé e del suo “Otello”. Quando e come nasce l’attore Michele Placido? Sono nato ad Ascoli Satriano, in provincia di Foggia, il 19 maggio 1946. Come attore mi sono formato all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica di Roma, nel 1966, ed ho esordito con l’Orlando Furioso nel 1968, per la regia di Luca Ronconi. Con la “Piovra” lei ha conquistato una grande notorietà interpretando un personaggio positivo. Pensa, oggi, che la Sicilia stia riuscendo a dare un’immagine un po’ diversa da quella della fiction? Devo dire, con sincerità, che a differenza di qualche anno la situazione è cambiata. Si sta verificando un nuovo sbocco, anche culturale, almeno visto dal teatro. Vedo, ad esempio, che anche qui ad Agrigento avete questo bellissimo teatro Pirandello che va bene, c’è un ottimo pubblico… insomma, se la cultura funziona vuol dire che si sono fatti dei notevoli passi avanti rispetto ai tempi della “Piovra”. Diciamo che anche Palermo, ho visto, è migliorata a livello di strutture architettoniche, mi sembra stiano rinnovando il centro storico. Quando avvengono questi cambiamenti, sicuramente ci sono delle cose positive in atto. Poi, sai, dare dei giudizi in generale, anche sulla Sicilia, che tra l’altro è una terra che io amo, non mi riesce ad essere obiettivo, perché io vedo tante cose belle e credo, anzi, che adesso in Sicilia c’è un momento di grande positività, soprattutto da parte dei giovani. Lei è uno degli attori più carismatici del teatro italiano. Spazia dai ruoli drammatici ai ruoli brillanti con grande facilità. Ma qual’è quello che più le è congeniale? Diciamo, intanto, che io mi trovo molto bene a teatro, dove ho studiato in Accademia; poi, c’è stato il cinema, la televisione. Ma quando sono a teatro rinasco, mi sento un’altra persona. Certo che gli elementi drammatici come possono esserci nel personaggio di Otello, ma pure nel Commissario Cattani o in Padre Pio, in qualche modo esaltano certe qualità. E’ vero che mi diverto, ogni tanto, anche nella commedia però sento che il pubblico mi predilige sul versante drammatico dove si affrontano tematiche molto importanti per la gente. Cosa le resta dei suoi personaggi, una volta dismessi gli abiti di scena? Questa è una bella domanda. Resta sempre qualcosa perché un attore s’impegna, insomma non fa questo lavoro solo per se stesso o per il pubblico ma anche per dei valori che, spesso, vengono fuori attraverso dei personaggi come quelli appena citati; poi, magari, ti resta la voglia di emularli pure sul piano civile e morale. In particolare, del suo “Padre Pio”, dove ha mostrato una grande intensità interpretativa, cosa le è rimasto dentro? Il personaggio di Padre Pio mi ha colpito molto, non soltanto sotto l’aspetto religioso ma anche sotto quello etico. Quel suo stare in mezzo alla gente, di comprendere il loro dolore mi ha profondamente colpito e anche segnato. Preferisce fare di più il cinema, laTV o il teatro? Mah, guarda. A teatro mi piace soprattutto essere attore, e questo è abbastanza naturale perché ha segnato la mia carriera. Al cinema, ultimamente, come regista ho firmato un paio di film, dei quali l’ultimo è andato molto bene… e penso che andrò avanti con questa nuova passione che mi sta prendendo e che mi sta dando belle soddisfazioni. Nel mese di ottobre, infatti, ci sarà un nuovo film, con Stefano Accorsi come protagonista. La sua carriera è costellata da grandi successi. Prova ancora l’emozione della “prima”? L’emozione?… Io, stasera… adesso, fra cinque minuti dovrò andare in scena ed è come se fosse la prima volta, anzi, col tempo cresce ancora di più la paura e la tensione. Quando si è giovani si è un po’ sconsiderati, si dice, no… magari non si pensa molto a quello che si fa, per cui si è più superficiali. Adesso, invece, diventa molto più importante, per me, andare in scena. Lei è un grande attore pirandelliano. Cosa pensa dell’attualità di Pirandello? Pirandello è il mio maestro, intanto. Credo sia il maestro del teatro contemporaneo, non soltanto italiano, perché molti registi ancora lo rappresentano negli Stati Uniti, in Francia, in Germania, addirittura in Svezia e nei Paesi orientali. Lui ha una sua “lezione siciliana”, come dico io, una lezione tutta mediterranea verso gli uomini; cioè quella di vivere secondo una filosofia, appunto pirandelliana, per comprendere il mistero dell’uomo; insomma, farci più domande di quante ce ne facciamo, in genere, e dare un valore alla nostra vita. Questo è il messaggio, penso, più importante di Pirandello. Con “Otello” non è la prima volta che lei affronta il teatro, cosiddetto “elisabettiano”, come mai questa scelta? Perché… ecco, si parlava di Pirandello come teatro borghese, mentre “elisabettiano” come teatro legato ai grandi eventi storici. Shakespeare affronta nei suoi testi tematiche molto importanti, come in Otello il tema della guerra, oggi più che mai attuale. Temi sulle grandi contraddizioni dell’uomo, sulle passioni e sui grandi dolori e questo, naturalmente, ha il suo fascino per l’attore che li porta in scena. L’iconografia ci ha tramandati un Otello rude, sanguigno, quasi aggressivo. Com’è il suo “Otello”? Al contrario. E’ un Otello riflessivo, cosciente della sua solitudine, della sua condizione di uomo che non appartiene, non può appartenere ad una società opulenta come quella veneziana. Si rende conto, ad un certo momento, di essere stato strumentalizzato, utilizzato e poi buttato via, per cui è soprattutto un Otello malinconico. Su questo “Otello” la critica si è divisa. Perché, secondo lei? E’ normale che possa accadere questo. Io credo che la critica, soprattutto nei primi spettacoli che erano di rodaggio, potesse avere delle ragioni. Adesso lo spettacolo è perfetto e credo che gli stessi critici che sono stati negativi, rivedendolo probabilmente correggerebbero il loro tiro. Ma, ripeto, questo è normale. Nel cast sono presenti tanti giovani attori. Come si trova a lavorare con loro? Mah… a volte li guardo un po’ con invidia, perché è vero che quando si è giovani si ha tutto un altro entusiasmo nei confronti della vita, del lavoro e se noi invecchiamo guardando a loro, riusciamo a portare alla nostra, cosiddetta, età “saggia” anche un po’ della loro giovinezza. Nel cast c’è, comunque un gruppo di ragazzi molto, molto bravi dai quali traggo, ogni giorno, entusiasmo per andare avanti nella vita e nel lavoro. I prossimi impegni? Il prossimo impegno è come attore, al cinema, con Mario Mattone regista e Fanny Ardant come attrice, poi il mio prossimo film come regista. “L’improvvisazione di Versailles”, ovvero “La commedia dei commedianti” di Molière, andato in scena dall’1 al 6 aprile 2003 al Pirandello, ha divertito il pubblico agrigentino richiamato, forse, più dai nomi degli attori del cast, che dall’opera in sé, poco conosciuta perché mai rappresentata in Italia. Scritta dal grande commediografo francese nel 1663 per replicare alle accuse dei suoi detrattori (gli attori dell’équipe de “l’Hotel de Bourgogne”), gelosi dei suoi successi, ha come protagonista la “Troupe de Monsieur” mentre prepara uno spettacolo. La novità di questa commedia, che ribalta i canoni consueti del teatro di allora, è l’introduzione della soluzione del “teatro nel teatro”. Infatti, il lavoro è costruito sulle prove di una commedia che la compagnia deve rappresentare alla presenza del Re. Questo mette in ansia il capocomico il quale, nella disperata ricerca di un testo, nel suo vasto repertorio, si vede al centro dei continui litigi tra i suoi attori che cercano di ottenere la “parte” da protagonista. Dal continuo cambio di costumi e di scene, nascono delle divertenti situazioni che, nell’intento di Molière, mettono alla berlina i suoi rivali. La messa in scena di Guglielmo Guidi, nella quale sono state inserite le parti più comiche di alcune commedie dell’autore francese, ha sortito uno spettacolo spassoso e brillante, sostenuto soprattutto dalla “verve” degli attori tutti molto bravi: dalla bella Corinne Clery, a Marco Messeri e Glauco Onorato (ormai noti ed apprezzati artisti), ai giovani Lucia Cassini, Fabrizio Barbone e alla sorprendente Nathaly Caldonazzo, conosciuta dal grande pubblico per le sue apparizioni in TV e che in questo spettacolo ha sfoderato una disinvoltura e sicurezza sulla scena da veterana. TRE DOMANDE AL REGISTA GUGLIELMO GUIDITra i tanti lavori di Molière, perchè la scelta su “L’improvvisazione di Versailles”? Intanto perché è un lavoro inedito, mai rappresentato in Italia, poi, è un testo divertente che dà la possibilità inserire parti di altre commedie di Molière, un classico del “teatro nel teatro”. Inoltre, specialmente nella prima parte, vi è molto della nostra “Commedia dell’Arte” dalla quale Molière attinse molto per i suoi lavori. Il cast è formato da attori molto bravi come Corinne Clery, Glauco Onorato e Marco Messeri, che non hanno bisogno di presentazioni, e dai giovani Fabrizio Barbone, Lucia Cassini e… una sorprendente Nathaly Caldonazzo che ha mostrato grande disinvoltura in scena… Si, in effetti, sono tutti attori bravissimi. Lucia, a Napoli, è molto conosciuta ed è considerata l’erede di Rosalia Maggio. Nathaly è alla sua prima vera tournèe, anche se ha già alle spalle altre esperienze teatrali, ed è un’attrice con delle potenzialità interiori che, una volta espresse, le consentiranno di arrivare molto lontano. Era stata annunciata la partecipazione di Riccardo Garrone nella parte di Brécourt. Come mai questo cambiamento? Inizialmente Riccardo, che è l’ottimo professionista che tutti conosciamo, doveva essere Brècourt, ma in questo ruolo necessitava un attore comico con delle caratteristiche particolari. Perciò abbiamo chiamato Marco Messeri. S.I. |
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UN’ESTATE RICCA DI AVVENIMENTI CULTURALI AD AGRIGENTO.
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Teatro Pirandello - Agrigento 4
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di Salvatore Indelicato Estate, sinonimo di sole, mare, vacanze, voglia di divertimento. A non andare in ferie, nella nostra città, è stata la cultura. Numerosi gli eventi che hanno caratterizzato questa calda stagione estiva e che non hanno mancato di soddisfare i diversi gusti degli agrigentini. Cabaret, musica e teatro hanno portato ad Agrigento spettacoli di grande qualità ed artisti di primo piano. “Kouros” ha puntualmente seguito questi avvenimenti estivi registrandone il successo ed il gradimento del pubblico. Nel numero scorso, con il servizio dedicato allo spettacolo “Flowers” di Vito Giordano e la sua Band, abbiamo documentato uno dei momenti della “Stagione concertistica 2003” ospitata nella sala del Telamone, presso il Museo Archeologico Regionale. L’intera rassegna musicale, nella suggestione del luogo, ha avuto un’ottima risposta nella continua e folta presenza di spettatori attenti ed interessati. Lo spettacolo di cabaret “Zelig”, dopo i successi televisivi, è approdato nella nostra città con tutto il bagaglio di simpatia e allegria della compagnia capitanata da Claudio Bisio e Laura Freddi. Le esilaranti battute dei comici hanno intrattenuto il numeroso pubblico che ha letteralmente invaso gli impianti dello “Sport Village”, dove è stato ospitato lo spettacolo dopo le note vicissitudini legate al mancato utilizzo del “Teatro Valle dei Templi” di piano S.Gregorio, per il quale Bisio non ha mancato di lanciare qualcuna delle sue rasoiate. Altro importante appuntamento è stato con il teatro classico alla “Casa Sanfilippo”, il 10-11 luglio, con il melologo (tragedia di canto, parola e movimento) su Didone presentato da Pamela Villoresi. Lo sfondo infuocato dei templi illuminati e una pallida luna che si affacciava timida dietro un velo di nuvole, hanno fatto da splendida cornice al dramma d’amore che stava per compiersi. La serata era carica di suggestione ed il pubblico, silenzioso sotto il cielo stellato, l’aveva avvertita all’abbassarsi delle luci, quando le fluide note dell’orchestra si libravano nell’aria per accompagnare la voce di Cinzia Spata che ha fatto da melodioso contrappunto alla recitazione intensa e toccante di Pamela Villoresi (Didone) e Silvia Budri (Anna). L’attrice toscana, non nuova a questa forma di spettacolo, è stata esemplare, regalando un’interpretazione di alto livello e suscitando non poche emozioni tra gli spettatori rapiti dalla bravura dell’attrice e dall’incanto del sito, sapientemente organizzato dalla Direzione dell’Ente Parco Archeologico, che la stessa artista, nell’intervista rilasciata dopo la rappresentazione, ha definito bellissimo e perfetto. La bravissima Silvia Budri è stata eccezionale nella parte di Anna, caricando il suo personaggio di un’emotività profonda e vibrante, percepita dal pubblico, mentre Cinzia Spata, con la sua bellissima voce, ha evocato le giuste atmosfere suggerite dal testo teatrale, elaborato da Michele Di Martino, e dalla musica composta da Mario Modestini, la cui esecuzione è stata affidata all’orchestra “Blondes et Noires”, un’ensemble femminile di strumenti ad arco, diretta da Alberto Lo Cicero. L’evento culturale di maggiore rilievo, di questa estate agrigentina, si è rivelata, comunque, la XXXI edizione 2003 della “Settimana Pirandelliana”. Seppure con limitati mezzi economici e tra mille difficoltà, Pippo Montalbano e Giovanni Sardone, sono riusciti a far decollare una manifestazione, ormai radicata nella tradizione culturale agrigentina, sobria e di ottima qualità che ha trovato riscontro nel consenso di pubblico e critica. Partita con ritardo, tanto da ritoccare la programmazione prevista, la “Settimana” è stata aperta con la splendida serata del 3 agosto, dedicata all’assegnazione del “Premio Internazionale Caos” che quest’anno ha visto premiati Arnoldo Foà, Michele Placido e Lamberto Puggelli. Inoltre, sono stati consegnati un riconoscimento speciale alla trasmissione “RAI 2 PALCOSCENICO” e al bravo e indimenticato Ciccio Ingrassia, per il quale era presente il figlio Giampiero. Nel suggestivo, quanto unico, scenario del Caos, luogo caro a Luigi Pirandello e dove sono custodite le sue ceneri, Sandro Mayer e la bellissima Manuela Arcuri hanno presentato “CAOS”, uno spettacolo dell’agrigentino Francesco Bellomo il quale ha messo in scena, per l’occasione, “Beffe della vita e della morte” ovvero “L’uomo dal fiore in bocca”, con Michele Placido e Nino Bellomo. I due attori hanno magnificamente interpretato il testo pirandelliano, creando l’atmosfera ideale alla serata e strappando numerosi applausi agli spettatori che, più volte, li hanno chiamati alla ribalta. Visibilmente emozionato è apparso Nino Bellomo, decano degli attori agrigentini, il quale ha riscosso un personale successo ed è stato invitato dallo stesso Placido al centro della scena a raccogliere il meritato tributo. Bella e affascinante, la Arcuri ha condotto la manifestazione, assieme al navigato Sandro Mayer, con eleganza, dimostrando disinvoltura e capacità in un ruolo a lei inusuale, dando un tocco di grande mondanità alla serata. Inutile dire che ha catalizzato l’attenzione del pubblico maschile. Con la lettura delle motivazioni e con l’intervento delle Personalità politiche presenti è avvenuta, infine, la consegna dei premi che ha toccato un momento di particolare commozione nel ricordo di Ciccio Ingrassia, fatto dal figlio Giampiero. Vale la pena ricordare che il ”Premio Internazionale Caos” si assegna dal 1989 e annovera, nel suo elenco, grandi personaggi dello spettacolo e figure di spicco della nostra cultura come Enzo Lauretta, Turi Ferro, Andrea Camilleri e Pippo Montalbano. Nel corso della serata sono intervenuti gli “Altamarea”, apprezzato gruppo polifonico e il chitarrista Francesco Buzzurro, che hanno fatto da piacevole intermezzo durante le premiazioni. E’ da rilevare quanto felice sia stata la scelta di questi artisti da parte dell’organizzazione, tesa a valorizzare le risorse artistiche locali. La manifestazione ha visto impegnata, nel corso dell’intera “Settimana”, la “Compagnia Stabile Pirandelliana, che ha presentato, il 5-6-7 agosto, “’A Giarra, per la regia di Gianni Salvo, e l’11-13 agosto, “Il Vitalizio” di Andrea Camilleri tratto dall’omonima novella di Luigi Pirandello, per la regia di Marco Parodi. Inoltre, l’8-9-10 agosto, Francesco Bellomo ha presentato “Tutto per bene”, per la regia di Gino Zampieri, con Pino Caruso, Nini Salerno e l’esordiente agrigentino Paolo Macedonio. Gli agrigentini hanno apprezzato l’evento culturale facendo registrare il tutto esaurito ad ogni spettacolo. Ne “’A Giarra”, ottimamente interpretata dagli attori della Compagnia Stabile Pirandelliana presso la “Casa Sanfilippo”, ha suscitato qualche perplessità, come del resto lo scorso anno, la scelta del regista Gianni Salvo di presentare i personaggi in versione “Botero” e l’inserimento del personaggio “Poponè”, per altro intensamente interpretato dalla brava Lia Rocco, operando delle “intrusioni” nel testo di Pirandello non da tutti condivise ed accettate. Con “Tutto per bene”, andato in scena al Caos, si è reso omaggio al grande drammaturgo agrigentino con una rappresentazione di alto livello. Lo spettacolo presentato da Francesco Bellomo, ha soddisfatto, senz’altro, il palato dei buongustai del teatro. Pino Caruso, Nini Salerno, con l’intera compagnia, sono stati eccellenti, riscuotendo il consenso del pubblico che non ha lesinato gli applausi. Merita un cenno a parte la prova di Paolo Macedonio, il quale ha dimostrato una buona padronanza della scena e un ottimo controllo emotivo, considerando che era al suo esordio, per di più, nella sua città e accanto alla Casa di Pirandello. Se da un canto inorgoglisce l’essere testimoni del successo di questi giovani agrigentini (Macedonio, Bellomo ecc.), da un altro intristisce il fatto che per realizzare i loro sogni e il loro avvenire, questi stessi ragazzi debbano andare via da Agrigento. Ma questo è un altro discorso che approfondiremo in un’occasione diversa. Ritornando alla “Settimana”, con “Il Vitalizio” di Andrea Camilleri, tratto dall’omonima novella di Pirandello, si è degnamente chiusa la rassegna teatrale di questa XXXI Edizione. Senza nulla voler togliere agli altri, pur bravi, attori della compagnia, Pippo Montalbano ha dimostrato di avere raggiunto una maturità artistica notevole, che nulla ha da invidiare a ben più “quotati” attori professionisti, riuscendo a commuovere gli spettatori con l’interpretazione di Marabito, il vecchio contadino che la morte non voleva. Con lo scenario naturale dei templi, le musiche di sottofondo tratte dalla “suite” Kaos, di Nicola Piovani, il pubblico, parte del quale si è accontentato (molto disciplinatamente, per la verità) di vedere lo spettacolo in piedi, è stato rapito dalla vicenda così ben rappresentata, tributando, nel finale, un’ovazione alla compagnia e a Montalbano in particolare. A conclusione della XXXI Edizione della “Settimana Pirandelliana”, abbiamo chiesto a Giovanni Sardone di tracciare un bilancio sulla manifestazione. Siamo alle ultime battute, ormai, di questa XXXI Edizione della “Settimana Pirandelliana”. Può trarre un primo bilancio della manifestazione? “Si, il bilancio di questa edizione è sicuramente positivo, per quel che riguarda la partecipazione del pubblico e la qualità degli spettacoli che abbiamo rappresentato. Certamente avremmo voluto fare di più. La programmazione che avevamo preventivato, non era soltanto questa, c’erano delle altre opere che, purtroppo, non siamo riusciti a realizzare poiché i mezzi non sono stati sufficienti perché questo avvenisse. Buoni discorsi sono stati avviati con i nuovi Amministratori, che ci fanno ben sperare per una programmazione di alto livello alla prossima edizione, intanto già pronta dal punto di vista della individuazione della formulazione, che contiamo di presentarla per essere portata alle BIT in maniera da formare un pacchetto, in concorso con gli operatori turistici della nostra città, perché possano vendere il loro prodotto con il supporto di queste nostre attività artistico-culturali. Quindi, di supporto a queste nostre bellezze naturali che noi abbiamo le quali, certamente, non possono che esserci invidiate, che altrove non hanno e che noi possiamo, sicuramente, valorizzare al massimo in maniera da rendere questo nostro territorio più appetibile e più vivibile.” Come di consueto, le manifestazioni culturali organizzate nel “Teatro del Giardino Botanico” di via Demetra, hanno chiuso anche questa stagione culturale estiva che ha fatto registrare una grande partecipazione di pubblico. La “Mandragola”, con Nino Castelnuovo, ha aperto la rassegna, alla quale è seguita “La Locandiera” di Goldoni con la bravissima e simpatica Anna Mazzamauro. Il terzo spettacolo è stato all’insegna dell’ironia con Daniele Formica che ha presentato uno spettacolo su Shakespeare. Il Medifestival internazionale del teatro, che si è tenuto dall’1 al 14 settembre, ha aperto con lo spettacolo “Dyskolos”, di Menandro, che ha visto protagonista il bravo Tuccio Musumeci. Dall’elaborazione del testo, effettuata dal regista Romano Bernardi, che ha miscelato personaggi e situazioni, ne è scaturita una commedia dai toni esilaranti che hanno messo in luce tutta la “verve” del comico catanese. Dal comico al tragico. Il secondo appuntamento ha visto in scena “Le Troiane” di Euripide, la cui interpretazione è stata affidata alla bella e brava Vanessa Gravina (Cassandra), che tutti conoscono per le sue partecipazioni a famose “finctions” televisive, e alla grande e affascinante Erica Blanc (Ecuba). La triste storia delle donne di Troia, sconfitta nella guerra contro gli Achei, ha avvinto gli spettatori che hanno tributato numerosi applausi a scena aperta. Le due attrici, avvicinate dopo lo spettacolo, hanno espresso la loro soddisfazione per la partecipazione emotiva del pubblico e per l’incanto del sito del Giardino Botanico. A concludere la rassegna teatrale sarà la rappresentazione di “Giulietta e Romeo” di. Shakespeare alla quale, per i tempi di programmazione, non coincidenti con quelli tecnici di stampa, non abbiamo potuto assistere. Ricordiamo solamente che nella serata conclusiva del 14 settembre, verrà consegnato l’”Oscar delle Civiltà Mediterranee”. Ai nostri lettori diamo appuntamento alla stagione teatrale 2003-2004 del Teatro Pirandello che si annuncia molto interessante. |
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