Itinerari nel polmone verde della Sicilia, fra il verde intenso delle faggete, cascate scroscianti e cavalli sanfratellani.
Testo di Saro Spanò
Foto di C.Fabio, P.Mazzaglia, A.Picone Chiodo
Il 12 settembre 1927 i braccianti di Galati Mamertino, uniti in una lotta per interessi comuni, scioperarono per tre giorni
contro il Podestà, che aveva istituito nuove tasse e nuove decime sui raccolti e sui terreni posseduti dai contadini.
A dire il vero già dal secolo scorso si era costituita nel paese la prima forma di libera associazione; la Società di Mutuo Soccorso, che aveva dato nuova energia allo scorrere della calma vita di mezza montagna. Forti di questa primordiale aggregazione contro le imposizioni dei potenti latifondisti, si lottò affinché i contadini galatesi avessero una vita più dignitosa.
Quella data è ancora viva in paese, e di certo lo era ancora di più nel 1978 quando Calogero Fabio, insieme ad altri giovani del paese, formò la prima cooperativa, chiamata appunto "12 Settembre 1927" che si occupava di lavori forestali e successivamente di escursioni ed ospitalità sul territorio, anticipando così l'idea del futuro Parco e di uno sviluppo sostenibile e compatibile col territorio.
Questa formula è ancora valida e funziona bene, lo dimostra Calogero, che impartisce direttive ai volontari di Legambiente impegnati nei numerosi campi in servizio antincendio o nel ripulire e segnare sentieri all'interno del Parco.
Fa piacere constatare che a cinquant'anni di distanza le idee che lo hanno portato ad una scelta sicuramente difficile hanno ancora corso ed hanno fatto proseliti.
Un’isola nell’isola
Situato sul versante settentrionale della Sicilia, a ridosso della costa tirrenica, di fronte alle Isole Eolie, questo "angolo verde", posto in un vasto territorio che gli arabi chiamarono "Val Demone", oggi rappresenta una delle realtà territoriali protette più interessanti sia dal punto naturalistico e paesaggistico che storico/culturale del meridione d'Italia, anche perché incastonato fra il Parco dell'Etna a Sud/Est ed il Parco delle Madonie ad Ovest.
La denominazione data dagli arabi si ritiene sia dovuta alla credenza popolare che questa zona fosse l'abitazione dei demoni in quanto coperta da fitta vegetazione nella sua superficie morfologicamente tormentata e difficilmente accessibile, mentre il termine Nebrodi deriva presumibilmente dal greco antico che significa cerbiatto, che sta ad indicare la presenza di ricche varietà faunistiche.
La particolare morfologia del territorio, assieme alle scarse vie di comunicazione, ha contribuito a che venissero conservati, oltre a scorci di territorio incontaminato, anche antichi culti di origine pagana e diffuse credenze popolari. Insomma quelle valenze culturali ed etno-antropologiche che possono essere, assieme ad un turismo compatibile ed intelligente, il vero volano di sviluppo di questa zona.
Infatti accanto ad un patrimonio florofaunistico e geologico, sicuramente interessante, troviamo un patrimonio storico, architettonico, culturale e folcloristico invidiabile.
Qualcuno ha definito questo territorio "un'isola nell'isola". Anche se negli sciagurati anni '80 una "spesa pubblica vergognosa", che ha finanziato delle vere e proprie cattedrali nel deserto, opere inutili e dannose, come imbrigliamento e cementificazione delle fiumare, strade di collegamento inutili, ha creato danni notevoli. A questo tuttavia l'Ente Parco sta tentando di porre rimedio con una attenta politica di conservazione e di tutela.
Il paesaggio naturale
I Nebrodi, catena montuosa che si snoda per circa 70km tra i Peloritani ad Est e le Madonie ad Ovest, rappresentano
un unicum morfologico fra la costa e l'entroterra con una varietà di panorami che vanno dalle profonde fiumare con andamento Nord/Sud, agli alti pianori ed alle ampie e regolari vallate, con vette mediamente elevate (fra i 1200 e 1847m di Monte Soro).
Da occidente le cime più alte sono rappresentate da: Pizzo dell'Inferno (1480m), Monte Moro (1433m), Monte Tre Arie (1609m), Serra del Re (1754m), Pizzo Fau (1686m), Monte Castelli (1566m), Monte Sambuchetti (1558m)
Da questa dorsale montana nascono alcuni dei sistemi fluviali tra i più importanti della Sicilia quali il Simeto, l'Alcantara, il Pollina, il Tusa, il Mazzarà, il S.Stefano, il S.Angelo di Brolo, il Furiano, il Rosmarino e altri ancora.
Inoltre tutto il territorio è costellato di sorgive, acquitrini, stagni (detti urli o margi) e laghetti naturali ed artificiali di grande valenza paesaggistica e naturalistica. Ricordiamo il lago d'Ancipa, il Biviere di Cesarò il lago Maulazzo, il lago Tre Arie, l'Urio Quattrocchi ed altri.
Delle autentiche perle sono rappresentate dalle Cascate di Catafurco nel territorio di Galati Mamertino, nel torrente S.Basilio e dalla Stretta di Longi (nel comune di Longi) nella vallata del fiume Fitalia.
Dal punto di vista geologico il Parco presenta un notevole assortimento di rocce sedimentarie del Terziario: nella parte più elevata e centro orientale predominano le formazioni arenaceo/marnose o arenario/silicee, nelle quali l'arenaria si presenta in banchi omogenei, alternata da strati sottili di argille e marne; nella zona occidentale dei Nebrodi e nell'alta valle del Simeto sono molto diffuse le formazioni a composizione argillosa; infine, interessantissime risultano le formazioni calcaree sviluppatesi in successione discontinua, del tutto simili al più famosi massicci alpini, che si elevano nelle zone di San Fratello, Roccella Valdemone, San Marco d'Alunzio, Frazzanò, Galati Mamertino, Alcara Li Fusi (le famose Rocche del Crasto).
La flora e la fauna
I monti Nebrodi possono essere considerati la continuazione ideale dell'Appennino, con una ricca varietà vegetazionale che muta a seconda della sua composizione e di molti altri fattori come l'altitudine, la geologia, l'esposizione, la morfologia, la presenza di un vasto reticolo idrografico e di zone umide, la presenza antropica, ecc. Nel piano
supramediterraneo (fino ai 600/700m) fanno la loro comparsa querce caducifoglie, quali la roverella ed il cerro, boschi di castagno e di sughero, a cui si associano le specie proprie della macchia mediterranea. Le sugherete sono presenti principalmente nella zona di Caronia e San Fratello e la loro distribuzione va dal livello del mare fino ad oltre i 700 metri. Queste sugherete sono fra le più interessanti della Sicilia, sia per la loro estensione che per il loro stato di conservazione; infatti si tratta di uno dei pochi esempi di vegetazione boschiva che si mantiene fino al livello del mare. Nel piano montano si localizzano i pascoli, gli arbusteti ed i boschi di faggio.
I pascoli montani rappresentano una delle note dominanti del Parco, conferendo una bellezza e suggestione di tipo alpino. Ampie superfici di pascolo si incontrano oltre i 1000 metri, dove penetrano con digitazioni più o meno profonde nei boschi, a volte conglobandoli.
A seguito dell'abbandono dell'attività agricola nelle zone montane a redditività marginale, verso la fine della seconda guerra mondiale, essi si sono estesi progressivamente sempre più verso il basso.
Il faggio copre tutta la parte montuosa che da Serra del Re giunge fino ai Monti Castelli; anche se le faggete più estese e più pregiate si trovano intorno a Monte Soro, nei Boschi di Sollazzo Verde, Scavioli, Mangalavite, Portella dell'Obolo e Malabotta.
Le faggete dei Nebrodi sono le più meridionali d'Europa, estendendosi l'areale del faggio dalla Norvegia fino appunto ai Nebrodi. Nel corteggio floristico della faggeta è significativa la presenza dell'acero campestre e dell'agrifoglio, abbondante nelle radure, dove forma densi popolamenti, ma anche nel sottobosco in maniera determinante.
Ambienti di notevole valore e pregio sia vegetazionale che faunistico sono le conche lacustri che si trovano in prossimità dello spartiacque dei Nebrodi, la vegetazione igrofila e la loro posizione di alta quota fanno si che essi diventino stazione di passo di uccelli migratori.
Questa vegetazione ripariale è composta principalmente da pioppi, ontani neri, salici, tifa, iperico, canna di palude, elicriso, tamerice, ecc.
Una menzione a parte merita il bosco della Tassita, non lontano dal Biviere di Cesarò, dove esiste il rarissimo Tasso (Taxsus baccata), una conifera sempreverde relitto dell'antica flora terziaria, considerata una rarità botanica in Sicilia che può vivere fino a duemila anni. Presente in Sicilia solo sui Nebrodi, si confonde facilmente con un abete, a motivo della sua forma piramidale, all'epoca della fruttificazione diviene inconfondibile per le sue bacche rosse. Viene chiamato anche albero della morte perché risulta essere tossico in ogni sua parte, specie nelle foglie; infatti ogni anno diversi animali al pascolo muoiono dopo averlo ingerito anche in piccole quantità.
Per quanto riguarda la fauna, i Nebrodi sono il territorio più ricco della Sicilia. I mammiferi sono fra i tanti quelli che più di altri hanno subito l'influenza negativa della presenza antropica. Si annoverano tra i carnivori il gatto selvatico, la martora, la donnola, la volpe; tra gli erbivori la lepre ed il coniglio; tra i roditori il ghiro, l'istrice, il quercino, il moscardino, l'arvicola terrestre, il topo domestico e il topo campagnolo.
Fra i rettili sono presenti la vipera, la biscia dal collare, il biacco, il colubro liscio, la lucertola campestre, la lucertola siciliana, il ramarro, i gechi. A questo gruppo appartengono anche due tartarughe: la testuggine d'acqua, presente nei laghetti e negli stagni e la testuggine comune con abitudini terricole presente nelle zone erbose fresche.
Vasta è la presenza degli invertebrati, infatti la grande ricchezza faunistica dei Nebrodi è ampiamente citata dalla Facoltà di Scienze Naturali di Catania che ha censito e catalogato 600 specie di cui 100 sono risultate nuove per la Sicilia, 25 nuove per la fauna italiana e 22 nuove per la scienza.
Sui Nebrodi sono state descritte una novantina di specie diverse di uccelli, alcune nidificanti ed altre migratrici. Tra i rapaci si segnalano il nibbio reale, lo sparviero, la poiana, l'aquila reale, l'aquila del Bonelli, il gheppio, il falco pellegrino, il lanario, il gufo comune, il capovaccaio. Tra gli uccelli degli ambienti umidi il tuffetto, la folaga, la gallinella d'acqua, il germano reale, il merlo acquaiolo, la cutrettola, la cannaiola. Nei boschi e nelle macchie sono presenti il picchio muratore, Il cuculo, il codirosso, il colombaccio, il merlo, il pettirosso, il lui piccolo. Nei pascoli aperti e nei coltivi sono presenti la coturnice, la quaglia, l'allodola, lo zigolo, la gazza, la sterpazzola. I costoni rocciosi sono l'habitat ideale del corvo imperiale, dell'allocco, del rondone, del passero solitario, ecc.
Tra le specie rare sono presenti il codibugnolo di Sicilia e la cincia bigia, forse esclusiva dei Nebrodi.
Un cenno a parte merita la cosiddetta fauna domestica, rappresentata dai bovini al pascolo, dai caprini, dagli ovini e dai cavalli bradi che fanno parte integrante di questo territorio.
Sicuramente caratteristici di questo lembo di territorio sono il suino nero dei Nebrodi, capace di svernare impunemente sotto la neve con poco foraggio a disposizione, grazie allo spesso strato di grasso che lo protegge. Ma l'autentico fiore all'occhiello della fauna locale è il cavallo sanfratellano, a metà strada fra il purosangue arabo ed il purosangue inglese, uno dei pochi cavalli che oggi vive allo stato brado in questi boschi.
L’architettura rurale, feste e tradizioni
La già citata e forte presenza antropica nel territorio del Parco è testimoniata ampiamente dalla presenza di molti
manufatti edilizi ed agricoli e dalle ancora vive tradizioni popolari. E’ frequente incontrare manufatti legati all'uso delle attività agricole e pastorali che almeno da quattro millenni caratterizzano la vita e quindi l'economia dei Nebrodi. Si tratta di una miriade di edifici rurali sperduti nel territorio e poco conosciuti ai più, eccezione fatta per quei pochi che sono stati in qualche modo "riscoperti e pubblicizzati" in tempi non sospetti da appassionati ambientalisti. Si tratta di masserie di piccole o ampie dimensioni, con annessi frequentemente mulini ad acqua, palmenti, abitazioni rurali ed ancora rifugi dei pastori, "manniri" (recinti per animali), "pagghiari" (costruzioni in paglia), dei veri e propri "monumenti" della civiltà agricola e pastorale, parte integrante della memoria storica di questi luoghi, ossia quella cultura minore oggi rimossa o malintesa.
Validi esempi di ciò sono presenti nel territorio di Alcara Li Fusi, Galati Mamertino, Mistretta ed a brevissima distanza dal perimetro del Parco, al confine tra i Nebrodi ed i Peloritani, a Portella Zilla. In particolare sono da ricordare il villaggio Stidda con i "manniri" situati alle pendici delle Rocche del Crasto ad Alcara Li Fusi ed il borgo Milè a Galati Mamertino, un grosso agglomerato edilizio inserito in un tratto di territorio che allega a se la vera essenza della vita rurale in questi
luoghi. Infatti, oltre alla pregevole struttura edilizia ed al perfetto impianto e disposizione planimetrica, si può leggere chiaramente l'andamento delle attività antropiche che si effettuavano.
Stesso discorso può farsi per il borgo rurale di Molisa, a poca distanza dalle cascate di Catafurco, e per altri esempi di grande valore etno/antropologico.
Un discorso a parte merita il complesso megalitico di Portella Zilla, a poca distanza da Polverello, dove sorge questo insediamento rupestre la cui datazione non è stata mai definita con certezza. Questo complesso, unico in Sicilia, è costituito da ampi recinti delimitati da grossi massi, che probabilmente erano la cinta muraria dl un complesso fortificato.
Particolare rilevanza assumevano ed assumono tutt'oggi le tradizioni popolari ed i culti religiosi e pagani. La festa dei Giudei a San Fratello, che si svolge durante la Settimana Santa da centinaia di anni è sicuramente la più spettacolare di tutte, con un delicato equilibrio con la tradizione cristiana che sfiora il compromesso. Infatti questa festa altro non fa, come tutte le feste dionisiache pagane di primavera, che esaltare l'energia vitale della natura e degli uomini che si
sprigiona con la rinascita annuale della natura, con spirito orgiastico, scanzonato, anche delatorio ed esagitato in una commistione fra sacro e profano.
Questi strani personaggi, abbigliati in modo appariscente con giubbe rosse, gialle e pantaloni dai colori sgargianti, indossano delle maschere grottesche dalle quali fuoriesce, a seconda dei casi, una lingua nera, una coda animalesca, simboli strani, portati in giro per il paese, con schiamazzi e suoni di trombe, campanacci e catene, sbeffeggiando e molestando tutti, anche le più ortodosse e compunte processioni.
San Fratello rappresenta un'isola linguistica in Sicilia ove si parla ancora lo stesso idioma, dall'amabile musicalità, degli antichi colonizzatori lombardi, il "gallo/italico".
La festa "du muzzuni" si svolge durante il solstizio d'estate ad Alcara Li Fusi e conserva i riti di propiziazione della fecondità della natura, che nell'antichità si celebravano in onore di Demetra e Adone, al sopraggiungere del nuovo raccolto. Espressione della visione ciclica della vita, che è tipica delle culture agricole, il culto di Adone consisteva essenzialmente nel rito della falloforia (muzzuni) e nella preparazione dei giardini di Adone (i lavuri) da parte delle giovani donne cui era caro il dio.
La festa dei "Babbaluti" a San Marco d'Alunzio, festa religiosa cristiana e di origine medievale, si svolge l'ultimo venerdì di marzo, spettacolare, culminante nella suggestiva processione di trentatré incappucciati.
Le attività tradizionali
L'agricoltura anche se in decadenza, è ancora un settore trainante. Distribuita secondo una successione di fasce: nella fascia litoranea sono presenti le coltivazioni di olivo e gli agrumeti; nella fascia collinare il nocciolo ha contribuito a sostenere il reddito di intere famiglie; nella zona di Bronte il pistacchio.
L'allevamento di cavalli, bovini, ovini e caprini e del suino nero, seppure esercitato in maniera tradizionale (allo stato brado, transumanza) rappresenta il settore economico forse più importante assieme alla trasformazione dei prodotti lattiero-caseari, come la provola di Floresta e la carne di castrato e di agnello cucinata in molte locande.
Merita un particolare accenno la produzione di carbone nella zona di Caronia e di San Fratello, prodotto dalla combustione di cumuli di legno di quercia ("Fussuni") con i procedimenti tradizionali, identici da secoli e la produzione di sughero, proveniente dalla decorticazione della quercia da sughero sempre della stessa zona. L'artigianato, dopo la progressiva scomparsa delle varie botteghe artigiane del ferro, del legno, ma soprattutto dopo la scomparsa degli intagliatori di pietra (scalpellini) di molti paesi dei Nebrodi, su tutti San Marco d'Alunzio, è ora incentrato sulla produzione tessile di Alcara Li Fusi, con vari telai attivi durante l'anno. Ma il fiore all'occhiello dell'attività artigianale dei Nebrodi, adeguata con molta fatica alle odierne esigenze industriali e di mercato, è la produzione di terrecotte e di ceramiche di grande qualità di Santo Stefano di Camastra. Questa tradizione secolare ha prodotto manufatti che hanno arredato ed ornato palazzi, chiese, abitazioni nonché fornito reddito a tutta la cittadina. Oggi, grazie all'istituzione di una Scuola d'Arte, non si è perso il talento e si è contribuito ad elevare la qualità della produzione.
Il trekking dei Nebrodi
Elaborato dalla biologa Maria D'Amico il trekking dei Nebrodi costituisce l'asse portante della rete escursionistica del Parco dei Nebrodi ed è anche parte del Sentiero Italia nel collegare le Madonie ai Peloritani.
Il percorso studiato si articola in quattro giornate di marcia con partenza da Mistretta, ai confini ovest del Parco, e si conclude a Randazzo, alle pendici dell'Etna per oltre 80km. Su tale itinerario l'Ente Parco sta impegnando molte energie per renderlo fruibile con piccoli ma significativi accorgimenti e nel contempo dare lavoro a quasi 250 disoccupati della zona nebroidea per oltre 20.000 giornate lavorative.
Al percorso lungo la dorsale saranno collegati interessanti sentieri sia dal versante nord che dal versante sud del Parco, ma di questi contiamo di riferirvi in un prossimo itinerario dedicato.