Un’indimenticabile settimana tra le mitiche isole battute dal vento e forgiate dal fuoco dei vulcani. In un angolo beato della terra, sulla rotta del leggendario viaggio di Ulisse, dove riecheggia ancora il canto delle sirene, fra gli scogli che emergono dalle acque decorate di spuma, si trovano sette isole: sette meraviglie, le Isole Eolie.
Testo di Delfino Sartori
LE ORIGINI E LA STORIA
La scienza definisce l'Arcipelago "Arco vulcanico delle Eolie" e attribuisce l'origine delle Isole alla "deriva dei continenti" o "tettonica a zolle". In sostanza la zolla continentale dell'Africa si sta avvicinando sempre più a quella europea, incastrandovisi sotto e formando una zona sismica con fratture nella litosfera dalle quali fuoriesce il magma del mantello terrestre.
Il complesso delle Isole Eolie che copre un'area di 1600 Kmq è nato da una grande pianura abissale del Tirreno, profonda fino a 3600 metri.
La forma attuale delle Eolie è il risultato di un'attività vulcanica avvenuta in un periodo di 360.000 anni, e le isole più antiche sono: Panarea, Filicudi, Strombolicchio, mentre la più giovane è Stromboli.
La prima comparsa di popolazioni si ebbe agli inizi del IV millennio a.C.; la gente lavorava e commerciava l'ossidiana fino all'introduzione dei metalli, ma solo verso il 1300 a.C. alcuni individui (Neolitici) giunsero dalla costa orientale della Sicilia per sistemarsi nell'Isola di Lipari.
Se oggi possiamo risalire a questa civiltà lo dobbiamo al particolare tipo di roccia che quegli uomini trovarono, l'ossidiana appunto, una pietra vetrosa facilmente scheggiabile prodotta dal fuoco dei vulcani e che oggi è raccolta nel Museo Archeologico e Vulcanologico Eoliano, il più importante di tutte le isole minori italiane.
E qui che si può conoscere, oltre alla civiltà dell'ossidiana, il periodo della colonizzazione greca attraverso una straordinaria raccolta di vasi (VI – IIl sec. a.C.), la collezione di statuine e maschere teatrali di epoca ellenica e la ricostruzione della necropoli dalla preistoria al periodo romano.
Varie vicissitudini vissero gli abitanti delle isole fino alla caduta dell'Impero Romano con la calata dei barbari Visigoti, Vandali, Ostrogoti e il pesantissimo governo dei Bizantini durante il IV-X sec. d.C., e più avanti dei saraceni che devastarono Lipari con una grande strage e schiavitù della popolazione.
Dopo un periodo di ripresa dovuto ai Normanni, il 30 giugno 1544 una flotta di 80 navi turche agli ordini del corsaro Ariadeno Barbarossa assale Lipari e cinge d'assedio il castello per 11 giorni. Alla resa i musulmani fecero 9.000 schiavi su 10.000 abitanti, molti dei quali erano stati uccisi.
La città restò deserta.
Lentamente Lipari venne ripopolata con famiglie siciliane, calabresi, e spagnole ma nel 1693 uno spaventoso terremoto distrusse tutte le città della Sicilia orientale provocando 140.000 morti. Le Eolie, per intercessione di San Bartolomeo, supplicato dalla popolazione riunita in cattedrale, furono risparmiate e non vi fu nessuna vittima.
Con i Borboni Lipari divenne una colonia penale fino al 1915. Nel 1926 il fascismo tentò di riaprirla ma la popolazione insorse devastando le catapecchie dell'ex penitenziario sul castello che però poco dopo divenne una colonia per i confinati politici antifascisti ed attualmente è sede del Museo Archeologico Eoliano.
IL VIAGGIO
Insieme ad alcuni amici ho gironzolato a lungo a piedi per queste isole raggianti di colore tra un magico scenario. i giganteschi faraglioni, le coste inaccessibili a picco sul mare, le graziose insenature, e il miraggio di un ghiacciaio marino, che è invece l'abbagliante candore della montagna di Lipari riflessa sul mare.

Ci siamo abbronzati su deliziose spiagge, abbiamo fatto il bagno in tratti di mare bollente e fanghi sulfurei e ci siamo aggirati tra zone aride e selvagge che si alternavano a terre fertili dove crescono la vite e l'ulivo, fino a vedere le rocce laviche elevarsi in forme mostruose e il fuoco del vulcano Stromboli sprigionarsi dalle bocche
Vulcano, Salina e Stromboli: lungo i sentieri di queste isole vulcaniche si svolge la nostra proposta di trekking; cinque itinerari che porteranno l’escursionista a contatto con una natura ricca di colori, suggestiva ed intatta, caratterizzata da una vegetazione mediterranea quanto mai varia ed interessante, tra crateri e valloni, grotte e monti, pianori e rocce, sopra un mare bellissimo ed incontaminato
Testo e foto di Alfonso Picone Chiodo
Sono proprio questi due colori, il verde della vegetazione e l'azzurro del mare a dominare, con innumerevoli varianti, il paesaggio delle isole Eolie.
Poste a breve distanza dalla costa tirrenica della Sicilia appartengono amministrativamente alla provincia di Messina e costituiscono un vero paradiso per l'escursionista. L'arcipelago, di origine vulcanica, è formato da sette isole abitate e da innumerevoli scogli che creano paesaggi estremamente suggestivi. Lipari è la più ampia e popolata, Vulcano e Stromboli quelle dove l'attività vulcanica è ancora evidente, Salina la più verde, Panarea incantevole per le sue coste, Filicudi e Alicudi le più remote. Anche se non superano i 1000 metri di altezza (cima più elevata è Monte Fossa delle Felci a Salma con 962 metri) bisogna ricordare che la base degli edifici vulcanici può trovarsi a 2000 metri sotto il mare quindi quanto emerge è solo la sommità di alte montagne.
La vegetazione è più varia e diffusa di quanto si può credere: ulivi, carrubi, eucalipti, mandorli ed in alcune isole perfino ontani e castagni. Tuttavia quello che domina è la macchia mediterranea costituita soprattutto da ginestra, cisto, erica arborea, sparto, capperi e, tipico, il fico d'India con esemplari notevoli.
La fauna stanziale è invece scarsa con conigli e pochi uccelli; più varia quella di passo dato che le Eolie costituiscono un ottimo punto di sosta per gli uccelli migratori.
Le isole Eolie hanno un ruolo chiave nella storia della vulcanologia. Già il termine vulcano deriva dall'isola omonima e sempre a isole eoliane si fa riferimento per la catalogazione di due tipologie eruttive: stromboliana con esplosioni a brevi intervalli pressocchè regolari di modesta intensità che lanciano lava incandescente e nubi di vapore di colore bianco e vulcaniana per l'accumularsi di gas sotto il tappo craterico sino ad esplodere violentemente causando la rimozione dello stesso ed il lancio di bombe e scorie con una nube scura per la presenza di ceneri.
Furono abitate sin dalla preistoria probabilmente per l'utilizzazione dell'ossidiana con la quale si potevano creare ricercati strumenti di taglio ed ebbero, grazie alla loro posizione nodale, un ruolo importante nella storia della civiltà mediterranea. Tuttavia i violenti episodi vulcanici e le incursioni dei pirati fecero sì che floridezza ed abbandono si alternassero nei secoli.
Le attività economiche principali erano, sino a pochi decenni fa, l'agricoltura con alcune colture tipiche come la vite (apprezzato il malvasia, un vino dal gusto particolare) ed il cappero; la pesca e l'estrazione della pomice. Hanno perso la loro importanza soprattutto a causa dell'emigrazione ed a vantaggio del turismo. Un'attività, quest'ultima, da gestire oculatamente se non si vuole compromettere l'immenso ed unico patrimonio naturale di queste splendide isole. Accanto alle escursioni più conosciute se ne propongono alcune inedite, ma ogni isola offre l'opportunità di passeggiate, escursioni, trekking per tutti i gusti.
VULCANO
L'isola di Vulcano, essendo la più meridionale dell'arcipelago eoliano, è la prima che s'incontra sia per chi viene da Milazzo che da Messina. E' posta a breve distanza da Lipari, separata da questa dal canale delle Bocche di Vulcano largo appena 600 metri. Punto più alto è il monte Aria (500m), all'estremità sud dell'isola. Lunga 8 chilometri, larga 4, estesa circa 21 chilometri quadrati è distinguibile in quattro unità morfologiche: il Vulcanello ed il Gran Cratere a nord, monte Lentia ad ovest ed il Piano a sud. Quest'ultima è la parte più antica dell'isola formata per il crollo del vulcano primordiale e la successiva creazione di una caldera (insieme di crateri confluenti) riempita da lave e prodotti piroclastici ed ora ben coltivata. Il monte Lentia chiude ad ovest il pianoro ove si sviluppa l'abitato di Porto delimitato ad est dal Gran Cratere.
L'isola, dapprima disabitata, fu colonizzata nei primi anni del XIX secolo dal generale borbonico Nunziante di Napoli che ebbe la concessione per l'attività estrattiva e potè utilizzare i condannati relegati a Lipari. Con la caduta dei Borboni al generale vennero meno i vari privilegi quindi l'industria decadde. Gli subentrò lo scozzese Stevenson che impiantò il primo vigneto, tentò il rimboschimento di alcune aree e rilanciò l'attività mineraria. Ma l'eruzione del 1888-90 mandò tutto in rovina e chiuse definitivamente tale attività.
Appena sbarcati Vulcano può sembrare inospitale e spettrale per le scoscese coste orientali e per il forte odore di zolfo unito all'inquietante pennacchio di fumo che si alza dal Gran Cratere. Tuttavia è proprio la sua varia attività vulcanica uno dei più forti richiami mentre all'interno scoprirete zone amene e ricoperte da una vegetazione policroma. Il giallo delle ginestre, il verde degli ulivi e degli eucalipti, il rosso acceso del mesembriantemo (comunemente conosciuto come fico degli Ottentotti). Non manca una rarità botanica scoperta il secolo scorso: il Cytisus aeoticus, un piccolo albero localmente chiamato sgùbbiu appartenente alla famiglia delle leguminose con fiori gialli che si aprono a marzo.
Famosi sono i fanghi caldi altamente curativi per artrosi e reumi, nonchè per la pelle e le numerose fumarole. Alcune hanno origine sul fondo del mare a breve distanza dalla riva in località “Acque calde” creando il curioso effetto di un mare che ribolle. Si è pensato di utilizzare tanta forza della natura per una centrale di dissalazione e di produzione energetica ma il progetto non ha avuto realizzazione per cui l'energia elettrica è prodotta da un antiquata centrale a combustibile; in compenso nella zona del Piano funziona una piccola centrale ad energia solare.
Tale intensa attività è costantemente tenuta sotto controllo dal C.N.R. tramite l'Istituto Internazionale di Vulcanologia di Catania e l'Istituto di Geofisica per la Litosfera di Milano. L’Osservatorio Geofisico di Lipari infatti riceve e registra quotidianamente i dati trasmessi dai radiosismografi installati su Vulcano ed altre isole anche per segnalare l'approssimarsi di eruzioni.
Oltre agli itinerari escursionistici suggeriti mete interessanti sono i coltivi di Piano, il vecchio faro di Gelso ed il punto panoramico di Capo Grillo.
SALINA
E' la seconda isola dell'arcipelago per estensione ed abitanti. E' costituita da due vulcani alti quasi 1000 metri (monte Fossa delle Felci con 962 metri è il punto più elevato delle isole Eolie) separati da una valle tant'è che da lontano sembra siano due isole distinte. Per tale motivo nell'antichità era chiamata Didyme (gemella) mentre l'attuale nome si rifà ad una salina della quale resta uno stagno costiero a Lingua. Grazie alla presenza di acqua dolce è la più ricca di vegetazione: nei tratti meno acclivi prosperano la vite, l'olivo e il cappero mentre i crateri sono rivestiti, sino alla cima, da fitti boschi di eucalipti, querce, pini, ontani e persino castagni. Questo grazie anche all'intensa opera di rimboschimento condotta dall'Assessorato alla Forestazione della Regione Sicilia che ha istituito in alcune aree delle Riserve naturali orientate e cura la manutenzione di diversi sentieri.
Gli autobus che collegano i diversi centri (Rinella, Leni, Pollara, Malfa, S.Marina e Lingua) consentono un interessante giro dell'isola.
STROMBOLI
L'isola più affascinante: un cono vulcanico che raggiunge bruscamente quasi i 1000 metri di altezza lasciando esigui spazi ai due piccoli centri abitati di Stromboli e di Ginostra. Il vulcano, per la sua ininterrotta attività, è chiamato il faro del Mediterraneo. Ottimi i capperi.
Numerosi itinerari, da semplici passeggiate ad escursioni impegnative, sono possibili nell'isola.